Archive for novembre 2011

Ho mezz’ora.
Ho messo il countdown vibrante nel telefonino.
Ho cronometrato quanto tempo ci metto a raccontare la mia idea di cohousing.
Ho le mani sudate, la voce un po’ roca e i capelli spettinati.
Ho passato una notte in piedi, con il mio nanerottolo più piccolo piangente probabilmente causa mal d’orecchie. (altro…)

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Sembra un’astronave. Bianca da far luce anche al buio.
E’ atterrata qui in città, qualche anno fa. E qui è rimasta.
La guida Don Marco, comandante con gli occhiali, manager di comunità, prete in jeans.
Lo vado a trovare con la mia amica Chiara nei 45 minuti liberi del lunedì pomeriggio.
Quando i miei figli grandi – Davide quasi cinque anni, Michele quasi tre – giocano con le spade nella palestrina di scherma. Insieme ai suoi figli grandi – Giovanni sei anni e Pietro quattro. Mentre i due piccoli, Giovanni il mio, Tommaso il suo, ci aspettano a casa con i nonni. (altro…)

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E’ la prima volta che arrivo in via Forlì in macchina. E’ un modo di spostarmi che non mi piace e che non uso quasi mai. Nonostante indossi diligentemente gli occhiali, la fitta nebbia che è piombata questa sera su Modena mi rende difficile orientarmi.

E poi non riesco a spannare il parabrezza, nonostante armeggi intorno a tutti quei pulsantini, rotelline e levette di cui sono dotate le auto moderne e di cui io non ci capisco un bel niente.

Mi perdo in via Rimini, che mi sembra lunga come tutta la riviera romagnola, non trovo via Faenza, so che devo curvare a un certo punto ma quel punto sembra muoversi con me, per non farsi raggiungere. Arrivare a Itaca sembra un’odissea. Ma alla fine la trovo. (altro…)

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La scommessa

Da fuori non te lo aspetti. Te lo trovi davanti uscendo dal sottopassaggio Porta Nord della stazione. È un palazzo a forma di mattoncino di lego rosso scuro, con la base stretta e i lati lunghi. Saliti tre pani di scale ripide apro una porta anonima e mi si apre un mondo: entro in uno spazio molto grande e aperto, con il soffitto così alto che si potrebbe soppalcare tutto l’ambiente. Niente ferma la vista, se non le pareti esterne, tutte bianche, su cui si aprono non meno di otto finestroni, da cui entra un’ondata di luce improvvisa, intensa e avvolgente. (altro…)

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In inverno, la domenica mattina, quando c’è il sole non portiamo i bambini in piscina.
Preferiamo stare fuori, all’aperto, a scaldarci le ossa e a goderci la luce.
Una delle mete più ambite è la “pista degli skateboard”, là in fondo, oltre il Villaggio Giardino, dietro la Motorizzazione Civile, praticamente a Cognento.
Ci passa il treno proprio lì di fianco, e anche questo ai bimbi piace molto.
D’estate non ci andiamo perché non ci sono alberi, niente ombra, e fa troppo caldo.
Ci andiamo sempre in macchina perché da casa nostra è lontano.
E poi perché la “pista degli skateboard” si presta a molte cose, che in bicicletta non riusciremo di sicuro a portare.
Nel bagagliaio non mancano mai almeno due biciclettine, un passeggino, un triciclo, un monopattino, skateboard e pattini. (altro…)

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