Archive for gennaio 2012

Dolce dormire

E’ l’una e mezzo. Luca dorme sul divano. Si era seduto con un libro in mano ma direi che non abbia fatto in tempo neanche ad aprirlo. Abbiamo passato una notte memorabile, con vomiti e cacche molli a raffica, da mezzanotte alle sei di mattina. E’ la maledizione di Sestola. Anche se avessimo dormito di piú la notte la scena non sarebbe stata tanto diversa. Luca riesce ad addormentarsi dappertutto, senza preavviso, lo senti russare che non ci puoi credere, era sveglio un attimo prima.. Si addormentava sempre da Eike&Linde, un café brune vicino allo zoo di Amsterdam dove abbiamo passato molte serate insieme a Paul (il maestro di canto lappone che ospitava Luca in casa sua), Oliver (un nostro giovane amico olandese con un’anfora piena di foglie di mariuana in salotto che ci ha prestato il suo divano per piú di un mese) e a Sputnik (il cagnolino di Paul che viaggiava nel cestino della bicicletta del suo padrone), i sei mesi che abbiamo abitato a Amsterdam, la città dove ci siamo incontrati e innamorati ancor prima di conoscerci, quattordici anni fa. Lo guardo che dorme tutte le volte che apro l’agenda, in una foto che uso come segnalibro, dove ha ancora l’orecchino e si é addormentato in spiaggia. Si addormenta regolarmente quando vengono a cena i nostri amici, la testa gli cade nel piatto allo scoccare della mezzanotte, anche se le chiacchiere sono intense e piacevolissime e lui le aspetta per settimane. L’ho dovuto svegliare per dirgli che avevo fatto il test di gravidanza e che sarebbe diventato papà per la terza volta (in quell’occasione é successo un miracolo e per un po’ non é piú riuscito a dormire). Dormiva mentre tutti ridevano a crepapelle al Teatro del Sale, a Firenze, quasi due anni fa, l’ultima volta che ci siamo fatti un fine settimana senza bimbi. Si addormenta sempre prima dei bimbi quando tocca a lui metterli a letto. E allora Michi mi chiama perché papà Luchi russa e lui non si riesce ad addormentare. Non si é svegliato neanche l’ultimo dell’anno quando intorno a casa nostra sembrava ci fosse un bombardamento in corso, con i fuochi d’artificio che illuminavano a giorno la strada. Si é fermato tre ore a dormire all’autogrill di Campogalliano, colto da una crisi di sonno, dopo neanche un quarto d’ora che eravamo partiti, con le biciclette nel bagagliaio, in direzione Saint Jean Pié de Port, da dove si parte per il cammino di Santiago. Mi è capitato di doverlo svegliare anche dentro la vasca da bagno, non scherzo! Dorme ancora anche adesso. Quando si sveglia troverá torta e candeline ad aspettarlo. Oggi è il suo compleanno.

colonna sonora: Me casaria, Jovanotti

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La campagna romagnola è proprio bella, così piatta, così aperta e così antica. La nebbia gli aggiunge un non-so-che che la rende ancora più bella. Arriviamo a destinazione che il paesaggio è ancora sfuocato, come quando ti si appannano gli occhiali per il caldo, perché la nebbia è ancora bassa e diffusa. Siamo a San Martino in Villafranca, a pochi chilometri da Forlì, ma è già piena campagna. Scendiamo dalla Zafira equipaggiata con un severo navigatore tedesco, che puntualmente ci ha segnalato tutte le volte che stavamo superando i limiti di velocità. La tolleranza di questo aggeggio elettronico si è rivelata praticamente nulla, visto che Leda non è una col piede pesante, di quelle che quando guidano ti fanno provare emozioni forti, e bastava che facesse i 55 chilometri all’ora invece dei 50 previsti per far scattare la voce meccanica, che Cosetta non è riuscita a zittire in alcun modo, pur avendone provati tanti.
Fabrizio ci aspetta nel grande cortile dell’ex convento fascinosamente ristrutturato, dove abita con Simona e i loro bambini. E anche dove lavora, con Simona e altri amici architetti, che insieme condividono un approccio all’abitare sostenibile e sociale. Clusterize, il loro studio di progettazione, è stato ricavato nell’androne di accesso del convento, in uno spazio stretto e lungo, con i lati corti chiusi da porte vetrate, per mantenere quell’idea di passaggio aperto, che aveva originariamente. (altro…)

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Il packaging è importante, sempre. I manuali di marketing insegnano che ” il packaging implica lo sviluppo di un contenitore per un prodotto. La confezione è una parte fondamentale per il prodotto, in quanto può renderlo più facile da usare, più immediato da riconoscere, più bello”. Il nostro prodotto è Irughegia, di cui si parla un po’ dappertutto in questo blog, e un po’ di più nel post Mi piace la tua faccia. (altro…)

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Da oggi, oltre a tante idee e entusiasmo, abbiamo anche un nome, una faccia e un’anima.
Il gruppo di famiglie nato intorno a questa idea di “cohousing con tanti bambini” ha scelto Irughegia (e non posso che essere felice, onorata e anche un po’ commossa per questa scelta), come nome del progetto abitativo con cui vuole promuovere un nuovo modello di abitare, fare welfare e offrire servizi aperti anche agli altri bambini della città. (altro…)

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“Ciccio! Piccione! Sei un lupo!” Così, ieri pomeriggio, Michele abbaiava contro suo fratello Davide, colpevole di avergli inavvertitamente pestato una manina. Quando ho sentito quella triplice offesa quasi quasi non ci credevo. Ho chiesto a Michi se per favore poteva ripetere quello che aveva appena detto. Forse pensava che lo volessi sgridare, e così l’ha ripetuto sottovoce, con tono flebile e delicato. Ma ha ripronunciato esattamente quelle tre lapidarie fantastiche offese: “Ciccio! Piccione! Sei un lupo!”. (altro…)

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Su Internazionale di questa settimana c’è un articolo interessante sul consumo collaborativo, quel consumo in cui “il mio e il tuo si trasformano in nostro”, un consumo collettivo, un consumo che caratterizza le persone che preferiscono usare un prodotto invece di possederlo, quelle che non desiderano un prodotto ma solo i benefici che ne derivano. (altro…)

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Incredibilmente riesco al primo colpo a impostare correttamente il navigatore, che mi porta, senza intoppi nonostante la nebbia, a Castelmaggiore. Inaspettatamente arrivo puntuale, anzi, in anticipo. Vorrei avere qualcosa da leggere mentre aspetto. (altro…)

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