Archive for dicembre 2012

scaleScale per scendere a pianoterra a riattaccare la luce, saltata per troppe casalinghità in contemporanea.
Scale per salire in solaio a sbloccare l’addolcitore che aveva fermato l’acqua in casa.
Scale per arrivare al lavoro, cinque piani di allenamento quotidiano, grazie alla fobia dell’ascensore.
Scale di note di tamburi, trombe e chitarre mossi dai tre piccoli orchestrali che rumoreggiano allegri e trionfanti in giro per la casa.

Scalini taglienti contro i quali distruggere ancora il copertone della bicicletta.
Scalini tagliati nel mio indice sinistro, rimasto dolorosamente in mezzo alla porta del bagno.
Scalini insoddisfatti confusi con gradini qualsiasi e impacchettati in carte colorate come fossero cioccolatini da scartare disattenti.
Scalini nei capelli liscissimi di Michi, tagliati a forbice su un prato estivo dal papà parrucchiere “on demand”.
Scalini incerti di emozione incontrollata alla festa di Natale dell’asilo, con Michi re-dei-duri sciogliersi in lacrime davanti a Lelena, sua fidanzata-foreverandever, intenta a guardargli gli scalini dei capelli.
Scalini sul mare al porto di Trani in una fotografia del marito-in-trasferta.

Scalate di nostalgia per il marito-in-trasferta, che una sera senza è molto più lunga di un anno con.
Scalate impetuose di bambini sulle spalle della mamma appena tornata a casa.
Scalate su una montagna di marron glacés lasciati incautamente senza sorveglianza.

Per stendermi sul mio letto giapponese, niente scale, scalini e scalate.
Evviva i letti bassi!

colonna sonora: Footsteps, Pearl Jam

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penitenza_bigliettoVisto che il Natale si avvicina, che a Natale sono tutti più buoni e che un regalo a Natale c’è per tutti, ricopio di seguito il testo di un biglietto che mi ha infilato in tasca Davide ieri pomeriggio, scritto di suo pugno:

“Domani matina ale 6 una penitenza ala mamma pulire tutta casa come era qando la comprta se non lo fai ti meto nele maliete pulite il tentrifico”

Analizzando il testo, a parte qualche evidente lacuna nell’uso delle doppie e nella mancanza di punteggiatura (nonostante Il libro degli errori di Gianni Rodari sia uno dei suoi preferiti), si nota una prima parte in cui chi scrive – nello specifico mio figlio primogenito, alunno di prima elementare, – usa la terza persona per informare in maniera formale il suo destinatario – nello specifico la madre, che poi sono io – che da lì a qualche ora sarebbe per lei scattata una penitenza, relativa a svolgere, in orario ancora notturno, elefantiaci lavori domestici, volti a riportare l’intero appartamento ad un livello di splendore paragonabile a quello che vi riluceva al momento dell’acquisto. Il fanciullo, così scrivendo, non sembra ricordare che il suddetto appartamento, si trovava, all’atto dell’acquisto, in condizioni igieniche quantomeno approssimative e che, successivamente, si è caricato anche di tutta la polvere dovuta ai pesanti lavori di ristrutturazione effettuati e che, per tali ragioni, il parametro della pulizia al momento dell’acquisto non è particolarmente rilevante per assicurare lo svolgimento di una penitenza con la P maiuscola.

Da sottolineare la scelta della tipologia di penitenza (i lavori domestici e non quelle che andavano per la maggiore quando io ero piccola come bere un bicchiere di olio di fegato di merluzzo, stare un’ora in piedi su un piede solo o dire alla maestra “non capisci niente, faccia di serpente”), che mette in luce le scarsissime doti della mamma in questione nello svolgimento delle faccende di casa. La ritorsione scelta in caso di inadempimento (la spremitura di un tubetto di dentifricio tra le magliette pulite e piegate) testimonia la consapevolezza cristallina di mio figlio primogenito del terrore che avrebbe suscitato in me la minaccia di essere costretta a rilavare e ripiegare le magliette cosparse di dentifricio.

Stamattina, appena sveglio, Davide si avvicina al tavolo della colazione brandendo a mò di coltello assassino un tubetto di dentifricio e con voce inquisitoria mi fa: “Mamma ti sei svegliata alle sei per pulire perfettamente tutta la casa, o devo andare a cercare le magliette pulite?”.

E io, bella come il sole, gli ho risposto: “Certo, ho messo la sveglia un’ora prima per riuscire a fare tutto, non senti com’è profumato il pavimento?”

colonna sonora: Don’t Worry Be Happy, Bobby Mc Ferrin

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scarpeÈ quasi Natale e tutti (tranne una mia collega, che quando ho iniziato a lavorare pensavo “ecco, un giorno vorrei essere come lei” e a cui voglio bene nonostante il tranne) vogliono fare tutto prima che sia Natale. Altro che profezia Maya, il Natale incombe sulle nostre vite molto più minaccioso di qualsiasi asteroide spaziale, come se, “se non lo fai prima di Natale non lo potrai fare mai più”. E così, mentre ci riempiamo di tutte le cene, di tutte le feste, di tutti gli appuntamenti, di tutte le scadenze che non possiamo proprio rimandare, sul tavolone della sala di casa Pitton si accumulano montagne di vestiti stirati (non da me) che non trovo il tempo nemmeno di mettere negli armadi. E stasera, per riuscire ad appoggiare il computer, mi sono dovuta fare strada tra torri traballanti di mutande “petit homme”, pile di pantaloncini della tuta, felpe e magliette e mucchi indivisibili di calze di ogni dimensione.

Beh, mentre il Natale avanza ecco il mio personale calendario dell’Avvento:

1 dicembre: gita a Genova, deviazione al Gaslini, l’ospedale pediatrico più famoso d’Italia, per misteriosa allergia soprannominata dai fratelli “mani elefantiache”, che ha colpito Vangio alla fermata dell’autobus.

2 dicembre: gita a Genova, al ritorno dal Gaslini, un’amica cade in una buca del marciapiede e si assassina la caviglia. Dormendo noi all’ostello in cima alla Salita di Nostra Signora del Monte, potete provare a immaginare la nostra salita con un’azzoppata in spalla..

3 dicembre: ho bucato la bici tre volte in una settimana, e due volte pioveva a dirotto.

4 dicembre: Davide ha compiuto sei anni e ha invitato tutti i suoi compagni di classe a pranzo (vedi fotografia).

5 dicembre: pago i 200 euri di multa che mi hanno fatto due carabinieri con il gelato in mano (il capo ha detto a quell’altro: “mi tieni il cono Luigi che sennò non riesco a scrivere il verbale?”) per essere entrata in contromano in una corsia di un parcheggio e per aver risposto al cellulare dopo aver parcheggiato (“ma la macchina era ancora accesa, signora”).

6 dicembre: casa Pitton è addobbata con un “dovunque sparso” di adesivi natalizi, insieme a tre alberi di Natale tridimensionali (uno di cartone e polistirolo, uno di feltro, uno di plastica) e a una decina abbondante a due dimensioni, tutti autoprodotti, con pennarelli, colori a cera, tempere e comunissime biro in un qualche pomeriggio di lavoro “matto e disperatissimo”.

7 dicembre: si sono fulminate contemporaneamente le due abat-jour della nostra camera da letto e lo spazzolino da denti elettrico (nonostante fosse tedesco!)

8 dicembre: da tre lavatrici diverse sono usciti tre maglioni diversi, tristemente infeltriti allo stesso irrimediabile modo.

9 dicembre: Luca mi ha virtualmente tradito per un tutorial su internet su come fare gli origami (e adesso in ogni stanza, dove meno te lo aspetti, puoi imbatterti in un coniglio, una ranocchia, una portaerei, una giraffa, una mongolfiera o in un qualche altra forma di carta sapientemente ripiegata).

10 dicembre; Michi va a scuola orgoglioso e soddisfatto con lo smalto arancione fluo in tutte le dita.

11 dicembre: Vangio ha bevuto il detersivo per lavare i piatti, e così abbiamo conosciuto anche il Centro antiveleni di Milano..

12 dicembre: ho affumicato la casa in maniera semi permanente per imperizia colposa nell’uso dell’incenso indiano..

13 dicembre: Luca mi ha fatto un discorso strano sugli origami: o si sta convertendo al buddismo o devo iniziare a preoccuparmi sul serio per il mio rapporto di coppia.

14 dicembre: mi sono ricordata adesso che oggi era il compleanno di una vera amica. Auguri in extremis, my darling!

E mancano ancora undici giorni a Natale..

colonna sonora: Oh Happy Day!, Choeur Gospel Célébration de Québec

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bicicletta_powerIrughegia è un progetto di cohousing per 15 famiglie con bambini, descritto sinteticamente qui.
Rispettando gli standard previsti dal regolamento comunale1, a Irughegia dovremmo costruire 26 posti auto e un garage per famiglia, per un totale di 625 mq occupati da parcheggi, che vogliono dire 625 mq di potenziale spazio aperto in meno a disposizione, spazio che potrebbe essere utilizzato diversamente, ad esempio per un giardino, un’area gioco per i bambini o uno spazio per orti urbani.

L’investimento in parcheggi, oltre a consumare terreno, ha anche un costo elevato: l’incidenza che abbiamo stimato per realizzare tutti i parcheggi previsti sul costo totale di costruzione è del 10%, nell’ipotesi di realizzare parcheggi a raso, mentre sale al 13% in caso che una parte di parcheggi sia costruita in interrato, soluzione spesso necessaria per mancanza di spazio.
Tutto questo mette bene in luce il costo della dipendenza dall’auto2 della nostra società e la forte interrelazione tra scelte di mobilità, prezzi delle case e disponibilità di spazio aperto.

Tornando a Irughegia, il gruppo di famiglie che la sta progettando ha un approccio alla mobilità un po’ alternativo ed è altamente disponibile a sperimentare nuove modalità di trasporto, in particolare in sharing. L’idea stessa del cohousing si basa sulla ricerca di un modello abitativo più sostenibile, da un punto di vista sociale, economico e ambientale e la dimensione di vita comunitaria che caratterizza le esperienze di cohousing facilita di per sé l’adozione di comportamenti e stili di vita più attenti all’ambiente, come ad esempio la condivisione dell’auto e gli spostamenti in comune.

Niente di nuovo quindi, se si parla dell’opportunità di integrare il cohousing con il carsharing, ma d’altra parte penso che sia fortemente limitativo riservare solo all’iniziativa privata la volontà di sperimentare forme di mobilità in sharing, senza prevedere incentivi pubblici.

Un incentivo molto interessante, a mio parere, sarebbe il riconoscimento, da parte del Comune, del servizio di car-sharing, in termini di deroga agli standard di parcheggi previsti dai regolamenti. Voglio dire che se un gruppo di cohouser prevedesse un servizio di car-sharing strutturato e definisse con precisione le regole per usufruirne, penso che da parte dell’Amministrazione ci dovrebbe essere la disponibilità a consentire di realizzare un numero di parcheggi inferiore agli standard.

Un altro tema correlato alle forme di mobilità è quello della localizzazione dei parcheggi; per interventi di cohousing orientati ai bambini, come ad esempio Irughegia, assai qualificante sarebbe la possibilità di realizzare i parcheggi fuori dal lotto, consentendo un accesso solo pedonale e ciclabile alle case, al fine di migliorare la sicurezza e favorire l’autonomia dei bambini. Senza arrivare a casi esemplari come il quartiere di Vauban di Friburgo o quello di GWL-Terrein di Amsterdam, dove tutte le strade interne sono chiuse alle auto, non ci sono posti auto e garage, ma solo parcheggi ai margini del quartiere, e in cui circa il 70% delle famiglie non possiede un’auto ma gira a piedi o in bicicletta, con un carrello per portare i bambini o la spesa, penso che anche in Italia si potrebbe iniziare a sperimentare un modello di vita diverso e più sostenibile, partendo proprio dalla pianificazione urbanistica delle città, per superare il tradizionale modello abitativo a organizzazione atomistica, che ha contribuito alla crisi di socialità e relazioni in cui siamo sprofondati negli ultimi decenni.

Sicuramente prevedere elevati standard di parcheggio non è un modo per disincentivare il possesso di auto, ma al contrario incentiva il consumo di suolo e l’acquisto di nuove automobili. Un sistema intelligente per promuovere forme di mobilità sostenibile potrebbe essere, ad esempio, stabilire tariffe di parcheggio differenziate a seconda del numero di posteggi privati di ogni abitazione: in questo caso sarebbe gratis parcheggiare nei posteggi pubblici e lungo la strada per chi non ha posti auto privati (garage, posti auto condominiali, ecc), mentre il costo del parcheggio pubblico potrebbe aumentare proporzionalmente al numero di posti auto di proprietà.

Nella progettazione di Irughegia, stiamo provando a fare qualche simulazione anche in relazione alla mobilità; a questo proposito abbiamo pensato che, tenendo conto che siamo 15 famiglie con 34 bambini, potremmo mettere cinque auto in car-sharing e in questo modo passare dalle 25 automobili di cui disponiamo oggi a 11 auto, alcune private, altre condivise, riducendo il parco auto di oltre il 40%. Considerando che ci vogliono 70 giorni di lavoro all’anno per pagare i costi di un’utilitaria, nel nostro caso passare al car-sharing consentirebbe di risparmiare 770 ore di lavoro all’anno, guadagnando soldi e tempo libero.

Le esperienze estere più riuscite, inoltre, dimostrano che sono i car-sharing condominiali, cioè quelli che nascono tra vicini di casa, quelli che funzionano meglio e sui quali conviene investire come primo passo verso forme più evolute e professionali del servizio.

Anche parlando di mobilità viene confermato come la dimensione del vicinato sia quella più adatta per sperimentare forme di innovazione sociale che, se funzionano, possono essere poi diffuse a livelli più ampi: di quartiere, città, regione. E il cohousing, sotto questo punto di vista, è molto potente: permette infatti di ricostruire in piccolo le dinamiche sociali, economiche e ambientali che regolano la vita di una città, studiarle e aggiornarle, sperimentando nuove soluzioni ad un livello di scala ridotto. Irughegia per Modena è una grande occasione, io non ho dubbi, ma Modena è pronta per Irughegia?

colonna sonora: Revolution, The Beatles

NOTE:

1 Il Regolamento edilizio del Comune di Modena come dotazione obbligatoria di parcheggi per autovetture nel caso di abitazioni prevede, come parcheggi privati, 1 posto auto ogni abitazione fino a 50 mq di superficie utile, 2 posti auto da 51 a 100 mq e 3 posti auto ogni abitazione oltre 100 mq; dei parcheggi privati, almeno uno per abitazione deve essere un garage. Inoltre per ogni abitazione ci devono essere 0,5 posti auto come parcheggi pubblici.

2 Per dare qualche numero, secondo i dati dell’Aci, oggi in provincia di Modena circola un’auto ogni 1,6 residenti, che tradotto vuol dire che ci sono due macchine ogni tre residenti (oltre a un motociclo –scooter e moto – ogni 11 residenti). I dati del Censimento 2011 evidenziano inoltre che per andare al lavoro, l’80% dei modenesi usa l’automobile, solo l’1% l’autobus, mentre a piedi o in bicicletta si spostano il 14% delle persone.

 

Grazie a Enrico Bergamini per la consulenza tecnica, a Andrea Salvini per la foto.

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