Archive for maggio 2013

I grandi cambiamenti sembrano sempre improbabili. Solo una volta compiuti ci sembrano inevitabili”, Henry Farrell

GrisuChissà, pensavo ieri pomeriggio mentre correvo trafelata verso il bagno dell’asilo con Giovi in braccio ripetendogli in loop “tienila stretta, tienila stretta” e stasera contando le mutandine bagnate di pipì mentre le infilavo in lavatrice, chissà, pensavo, se tra qualche anno avrò nostalgia di quel periodo – di solito breve ma intenso – nel quale un bambino, da un giorno all’altro, inizia, come per magia, a stare senza pannolino.

Dadi ha smesso di volerlo che camminava appena; Michi ha fatto il grande passo in seguito alla perdita dell’amato biberon (che, per la cronaca, ho ritrovato parecchio tempo dopo nascosto dentro un comodino); Giovi fino a due settimane fa del suo pannolo andava tutto fiero e se lo stringeva forte per paura che qualcuno glielo portasse via, mentre con sguardo truce bofonchiava frasi minacciose del tipo “mio pannolo, mio, tutto mio, no tuo, pannolo mio, grrrrr”, (che tradotto significa pressapoco “Bada bene di non avvicinarti per provare a portarmi via il mio adorato pannolino, protesi naturale del mio corpo, ineguagliabile paraurti e ottimo isolante rispetto al seggiolino ghiacciato della bicicletta della mamma che, annebbiata dai fumi dell’ecosostenibilità, mi obbliga a salire anche quando ci sono quattro dita di neve sopra e zero gradi nell’aria. Non ci provare ad avvicinarti, se non vuoi che mi trasformi in un ferocissimo leone e poi ti spazzi via con un ruggito roboante!”).

Poi è successo che ho ascoltato le tate del nido che ogni giorno mi ripetevano che Giovi era pronto, nonostante ogni giorno, puntualmente, ritrovassi nel suo armadietto una busta trasparente con un paio di pantaloncini e uno di mutande bagnati: sollecitata dal grido di battaglia “tande, tande!” (mutande, mutande!) che il mio piccolo aveva iniziato ad emettere da qualche mattina, mentre si dirigeva a culo nudo e piedi a papera verso il cassetto della biancheria, ho deciso che era arrivato il momento di tagliare i ponti con Pampers e Huggies e confinare il pannolino alla dimensione onirica dei sonni notturni.

Mi sono così trovata catapultata in una dimensione parallela, fatta di corse contro il tempo alla ricerca di un bagno, di lavatrici a ciclo continuo, di discussioni infinite per convincerlo a fare pipì seduto sul water invece che in piedi fuori dal water, di filosofeggiamenti inutili sull’inspiegabile fascino del bidet, di getti impazziti, come quando ti scappa di mano la gomma per innaffiare e inizia a spruzzare dappertutto fuori controllo, di parchi disseminati di pisciatine infinitesimali, di ripetuti abbassamenti e sollevamenti di mutande, di sguardi soddisfatti per la potenza del getto e di competizioni fraterne per misurarne la distanza, di pantaloni con il bottone che non si slacciano e ormai è troppo tardi, di scene di bambini che si tengono stretti con una mano i pantaloni mentre girano vorticosamente su se stessi gridando “pipì-pipì-pipì”, di tentativi goffi di spiegargli come fare per non bagnarsi le scarpe, di complimenti esagerati per aver annunciato il proprio bisogno fisiologico.

Una dimensione, quella che si accompagna alla fase di trapasso dal pannolino alla mutanda, che ti dimentichi in fretta, proprio come succede con il parto, ma che in fondo ti lascia una sensazione dolce che non riesci a spiegare. E nelle notti buie e tempestose come questa, quando sei incassata tra i cuscini del letto con la schiena tutta storta, il computer sulle gambe e gli occhi pieni di sonno, ti arriva addosso anche una saudagi maiuscola, per il tempo che passa, i bambini che crescono, le pipì che pian piano non hanno più bisogno di te e l’immagine del tuo Giovi che, in piedi davanti al water, senza nessuna speranza di riuscire a centrarlo, con il suo pimperlino in mano dice “Mamma, io glande piere!”, che per i meno allenati nell’arte dell’interpretazione del linguaggio dei bambini significa: “Mamma, vedendomi così baldanzoso orientare con maestria il mio piccolo idrante, non pensi anche tu, trasudando emozione, che una volta che sarò cresciuto non potrò far altro se non il pompiere?”

colonna sonora: Le cose che contano, Dente

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Irughegia_collina_foto_Sul sito del Comune di Modena, stamattina, sono comparsi questi due comunicati stampa. Buona lettura!
Cohousing/1 – A Modena si sperimenterà un progetto di cohousing
Approvate le linee guida per un bando di gara volto a individuare i soggetti concessionari, con priorità a gruppi di cittadini. Due appartamenti per l’affitto agevolato.

A Modena si sperimenterà un nuovo modo di abitare, caratterizzato dalla condivisione tra nuclei familiari di spazi e servizi comuni tanto da farli diventare una vera e propria comunità residenziale contraddistinta da costanti momenti di socializzazione e collaborazione reciproca.

Lo ha deciso il Consiglio comunale approvando con il voto favorevole del Pd e l’astensione di Sel, Etica e legalità, Udc, Pdl, Modenasaluteambiente.it, Fratelli d’Italia, Lega nord, Modena futura e Mpa, nella seduta di oggi, lunedì 13 maggio, la delibera sulle linee guida per la redazione del bando di gara volto a individuare i soggetti concessionari del diritto di superficie, per 99 anni rinnovabili, di un’area di circa 3.000 metri quadrati con capacità edificatoria fino a 26 alloggi in via Pergolesi nella zona adiacente a via Divisione Acqui. Il documento è stato emendato in corso di seduta su proposta del capogruppo del Pd Paolo Trande. Sullo stesso tema Stefano Rimini (Pd) ha inoltre presentato un ordine del giorno firmato anche da Elisa Sala ed Enrico Artioli.

Nel progetto dovrà essere prevista la realizzazione, in regime di edilizia convenzionata, di un edificio abitativo con elementi di cohousing. Saranno preferite le proposte progettuali che prevedono la destinazione della maggior quota di superficie a parti comuni e verranno privilegiati, a parità di punteggio, i progetti presentati da gruppi organizzati di cittadini che andranno ad abitare negli stessi alloggi, rispetto ai progetti provenienti da imprese. Priorità sarà inoltre assegnata alle proposte che prevedono la messa a disposizione degli spazi comuni anche a soggetti che non fanno parte della comunità residenziale, soprattutto se a favore di bambini. Nell’edificio, che dovrà avere un minimo di 15 alloggi, almeno due dovranno essere messi a disposizione dell’Agenzia casa per essere affittati a canone non superiore al 2,5 per cento del prezzo massimo di cessione a cittadini indicati dal Comune o presenti nelle graduatorie.

Presentando la delibera l’assessore ha inoltre precisato che la zona individuata presenta “una maggiore facilità attuativa rispetto a quella di via Marco Polo, l’altra area presa in considerazione per questo progetto, dove però la capacità edificatoria è maggiore. I circa 50 alloggi che verranno realizzati in questo lotto saranno quindi destinati all’affitto”.

Con l’emendamento, approvato con il voto il voto favorevole del Pd e l’astensione di tutti gli altri gruppi consiliari ad eccezione di Mpa che ha votato contro, “sono stati inseriti aspetti tecnici che permettono di rendere la delibera più flessibile”, ha affermato Trande. “E’ importante il coinvolgimento dei cittadini, quindi con l’indicazione delle metrature degli alloggi chiediamo che nella definizione del bando si faccia in modo che i costi per chi ha interesse a questa iniziativa non siano eccessivi e scarsamente sostenibili”.

 

Cohousing/2 – Il Consiglio chiede più sperimentazioni
Approvata la mozione del Pd con il voto favorevole anche di Lega nord, Udc ed Etica e legalità. Astensione di Fratelli d’Italia, Pdl, Modena futura, Sel, Msa e Mpa.

Il Consiglio comunale di Modena ha chiesto alla Giunta di aumentare la sperimentazione di nuove forme abitative, come il cohousing, nei prossimi interventi urbanistici, incentivando la creazione di piccole cooperative tra persone che andranno ad abitare negli alloggi e introducendo elementi di mix sociale, cioè prevedendo categorie diverse di residenti, tra cui persone in situazione di disagio.

Lo ha fatto approvando con il voto favorevole di Pd, Lega nord, Udc ed Etica e legalità, e con l’astensione di Fratelli d’Italia, Pdl, Modena futura, Sel, Modenasaluteambiente.it e Mpa la mozione presentata in corso di seduta dai consiglieri del Pd Stefano Rimini, Elisa Sala ed Enrico Artioli durante il dibattito sulla delibera relativa alla sperimentazione del cohousing nell’area di via Pergolesi.

“Il Comune – ha affermato Rimini illustrando la mozione – sta facendo un percorso alla ricerca di un modello abitativo più sostenibile rispetto a quello attuale dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Il cohousing rappresenta una nuova forma dell’abitare, con una progettazione partecipata dai cittadini, e può essere un modello per i futuri interventi urbanistici della città”.

La mozione chiede di sperimentare veri e propri percorsi di innovazione sociale in cui i residenti si sostengano in base a logiche di prossimità, assicurando anche servizi altrimenti onerosi per le famiglie e per l’Amministrazione, come il portierato sociale e le forme di reciproco sostegno tra gruppi di persone con bisogni e disponibilità complementari (genitori con figli, adulti con anziani da accudire, giovani donne immigrate). Nei progetti è richiesta la presenza di spazi comuni dove stimolare tali dinamiche e la scelta abitativa è intesa anche come espressione di una particolare sensibilità ambientale orientata alla costruzione di case a impatto zero, all’utilizzo di energie rinnovabili, all’isolamento termico e alla bioedilizia.

La mozione chiede infine alla Giunta di accompagnare il primo progetto di cohousing con una campagna di informazione alla città e un’iniziativa culturale pubblica di valorizzazione dell’intervento e di sensibilizzazione sui temi delle nuove forme dell’abitare.

 

colonna sonora: Si gira, Renato Zero

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