Archive for ottobre 2013

foto_sharing_economy_economistGiovedì pomeriggio sarò a Bologna alla fiera Smart City Exhibition dove sono stata invitata a presentare un contributo sul tema del cohousing e dello sharing, in un incontro dove si parlerà di energia, nuovi makers e abitare collettivo.

Se il tema vi interessa qui trovate il paper che ho scritto per dimostrare che l’abitare collettivo può diventare un potente fluidificante della condivisione e il luogo per eccellenza di sperimentazione di nuove forme di sharing economy. 

Qui le slide che presenterò a Smart City Exhibition.

 

Nota: L’immagine è tratta da un articolo dell’Economist del 9 marzo 2013.

colonna sonora: To Build A Home, Cinematic Orchestra

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mueggelhof_cohousing_donne_2Ero in traghetto, di ritorno dalle vacanze, quando ho ricevuto una telefonata di un’amica dell’UDI – Unione Donne in Italia – che mi invitava a partecipare ad un incontro/confronto tra donne, per presentare “idee innovative per cambiare il modo di produrre, di consumare, di vivere”. A me chiedevano un contributo sulla mia esperienza legata al cohousing.

Detto che mentre ragionavo su cosa raccontare mi sono assai rattristata per come stavano andando le cose a Modena in materia di cohousing, ho pensato, per l’incontro dell’UDI, di concentrarmi sul rapporto particolare che esiste tra donne e cohousing, riflettendo su quali ricadute possono avere sulla vita quotidiana e sulle opportunità lavorative delle donne quei servizi collaterali all’abitare che caratterizzano i progetti di abitare community-oriented.

 Di seguito gli appunti dei miei cinque minuti di intervento:

  • Quali sono le principali differenze tra uomini e donne rispetto all’uso degli spazi della città? Vienna sono oltre vent’anni che studia come progettare una città per le donne, partendo dall’analisi dei comportamenti, delle abitudini e delle necessità delle donne rispetto alla città. Da questi studi emerge che le donne hanno soprattutto bisogno di una città in cui sia facile, veloce e sicuro muoversi, perché, rispetto agli uomini, che di norma si muovono la mattina per andare al lavoro e la sera per rientrare a casa, le donne durante il giorno compiono molti più spostamenti (per andare a lavorare, accompagnare i bambini a scuola, andare a fare la spesa, passare dal dottore a ritirare una ricetta, portare i bambini in palestra, ecc).

  • Le case per le donne: Vienna è stata anche la prima città che ha promosso interventi abitativi progettati da donne per donne, con l’obiettivo di costruire case che rendessero la vita più facile alle donne, tenuto conto che le donne stanno in casa molto più degli uomini, per occuparsi dei bambini e degli anziani.

  • Una casa per le donne vuol dire una casa progettata insieme ai servizi di welfare spaziale che la circondano: aree verdi sotto casa, dove i bambini possono giocare senza che le mamme si debbano spostare per portarli al parco, asilo comodo, farmacia e medico raggiungibili a piedi, vicinanza alla fermata dell’autobus e buona dotazione di piste ciclabili.

  • Modena è stata eletta la migliore città d’Italia per le mamme che lavorano, sulla base di una classifica redatta dal Corriere della Sera nel 2010. Il primato di Modena dipende sostanzialmente da tre cose:

    • Modena è una città piccola, in cui è facile e veloce spostarsi, anche in bicicletta;

    • Modena ha una rete di asili nido capillare e di alta qualità, frequentata dal 40% dei bambini; questo contribuisce a far sì che Modena sia al secondo posto in Italia per donne che lavorano e sia sedici punti percentuali sopra la media nazionale delle madri che tornano al lavoro dopo il secondo figlio;

    • i nonni sono molto disponibili ad occuparsi dei nipoti, anche se sono sempre di più quelli che lavorano ancora a causa dello spostamento in avanti dell’età pensionabile e quelli che abitano lontano, visto l’elevato tasso di immigrazione.

  • C’è una specifica sensibilità “di genere” al tema dell’abitare comunitario in relazione al lavoro di cura svolto soprattutto dalle donne

  • Inoltre la crisi ha portato ad un ritorno di interesse per le esperienze di cohousing, viste come un possibile correttivo ai tagli del welfare (bambini e anziani) e una soluzione pratica per spendere meno (acquisti comunitari, condivisione di attitudini collaborative rispetto al lavoro di cura, mobilità in sharing, coworking, ecc)

  • Per diventare un’alternativa reale all’abitare tradizionale, il cohousing deve riuscire a coniugare le iniziative promosse dal basso (spesso da donne) con istituzioni attente ai cambiamenti e inclini alla sperimentazione (mosche bianche in un panorama politico fatto nella stragrande maggioranza dei casi da uomini). A Modena la distanza tra questi due mondi è ancora enorme.

colonna sonora: America, Gianna Nannini 

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