Archive for gennaio 2014

IMG_20140104_200520“Vengo anche io a lavolale” ripeteva Giovi mentre Dadi mi è saltato al collo e mi ha abbracciato stretto stretto senza dire niente. Per ultimo è venuto a salutarmi Michi, si è seduto sulle mie gambe, mi ha baciato appassionatamente, poi, con lo sguardo da telenovela sudamericana, mi ha detto “Non ti dimenticare di me, mamma”.

Erano le cinque di ieri pomeriggio e avevo appena annunciato ai Mongi boys che stavo per prendere l’ultima corriera utile per tornarmene da sola a Modena per una trentina di ore.

La scusa ufficiale per giustificare la partenza era fare trovare ai miei ometti una casa accogliente e pulita al loro rientro in città e quindi tutta me stessa, in quel momento di commiato, trasudava casalinghitudine: la mamma si separava da loro con sommo dispiacere e partiva, in corriera, con le valige dell’emigrante, per lavare, stirare, pulire il bagno, fare la spesa e rincalzare i loro lettini.

In realtà avevo soprattutto bisogno di libertà, dopo tredici giorni di montagna con tanta nebbia, in cui ho aspettato più volte che venisse l’ora di andare a letto. Perché quando dentro la casa è piccola e fuori il bosco è buio, ci si calpesta a vicenda anche l’aria.

Entrare in città è stato un po’ come vedere New York per la prima volta, con tutte quelle luci e gente in movimento anche alle otto di sera. Mi sono riempita i polmoni dell’aria pesante e inquinata di via Medaglie d’Oro e mi sono sentita felice. Quando ho aperto la porta, mi è sembrato di entrare in una casa bellissima, il tavolo con i resti della colazione sul tavolo mi ha fatto tenerezza, mi sono sdraiata sul letto, ho chiuso gli occhi e ho respirato profondamente, con le mani incrociate dietro la testa. Non mi sono addormentata solo perché avevo già organizzato una serata mondana, sotto la doccia mi sono stupita dalla morbidezza dello shampoo, guardandomi allo specchio mentre mi asciugavo i capelli mi sono vista bella dopo tanti giorni di indisposizione verso la mia faccia. Stamattina non ho sentito la sveglia, ho fatto colazione con la musica a palla, sono andata a correre e sono tornata con le gambe pesanti e il sorriso sulle labbra, ho salutato il mio benzinaio preferito, ho fatto quattro borse o duecento euro di spesa (a seconda dei punti di vista), mi sono emozionata a entrare al cinema (quanto tempo, cartoni animati a parte!) e ho rispettato la tradizione che davanti al grande schermo non si può non piangere, ho camminato sotto la pioggia e ho cenato con pane e pomodori secchi. Mi sono gustata il silenzio della casa vuota e sono rimasta incantata ad ascoltarlo. Ho anche comprato il biglietto della corriera per tornare a dormire a Sestola, poi ho deciso che lo tengo per un’altra volta e aspetto un passaggio da amici domattina.

Ho pensato se sono una madre snaturata, che se ne scappa dalla famiglia all’improvviso e che allontana la nostalgia a bicchieri di Falanghina e tranci di tonno. E per non pensarci troppo mi son versata un altro sorso di vino.

Nota Bene: oltre a quanto descritto sopra, in queste 36 ore di libertà, a onor del vero, ho anche piegato due montagne di vestiti, tra cui quindici paia di calzini e diciannove mutande, preparato le calze della Befana, steso quattro lavatrici, lavato il pavimento, svuotato il bidone della raccolta differenziata, disfatto l’albero di Natale, riempito il frigorifero e messo in ordine l’armadio dei giochi.

Un grazie speciale al mio husband Luchi che ha capito che avevo bisogno di scappare dalla cattività e mi ha detto, mentre decidevo se partire o no “Tranquilla, ai bambini ci penso io, tu vai”, senza fare domande o avanzare richieste. Volevo dirgli che sono stata davvero bene, solo a letto mi sono ricordata che dormire con qualcuno di fianco è molto meglio.

colonna sonora: Grace Kelly, Mika

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