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Sogni

IMG_6942Ieri notte ho fatto una sfilza di sogni, ne finiva uno e dietro a ruota ce n’era subito un altro, che quando ti capita è una bellissima sensazione, e quando suona la sveglia non vedi l’ora che sia di nuovo ora di andare a letto per ricominciare da dove la sfilza si è interrotta, anche se non te ne ricordi nessuno dei sogni che hai fatto. Il più delle volte delle rare volte in cui succede che i sogni si incalzino l’un l’altro, ti rimane impresso solo l’ultimo sogno che hai fatto prima di svegliarti, o almeno a me succede così.
Ieri notte quindi, a un certo punto, mi ritrovo in una biblioteca dove non sono mai stata. Davanti a me, dietro a un grande tavolo di legno laccato scuro, con i piedi squadrati e il portamento notarile, c’è la bibliotecaria, una signora con dei lunghi capelli ricci, che si direbbero tinti con l’henné, che mi racconta che lì da loro (non è Modena, ma un’altra città, vicino a Modena comunque, a giudicare dalla cadenza della bibliotecaria) hanno messo una nuova tassa che dice che prendere in prestito un libro costa un euro. Mentre io e la bibliotecaria discutiamo di questa singolare imposta, intorno al tavolo con i piedi squadrati si forma un gruppetto di persone, e ognuno dice la sua sull’opportunità o meno di far pagare per prendere a prestito i libri e chi è a favore della tassa discute se si debbano esentare alcuni tipi di libri o anche se il costo vada ad esempio calibrato sul numero di pagine o sull’anno di pubblicazione del libro.

La conversazione è animata, le voci si sovrappongono e le idee si confondono, io ho smesso di parlare da un po’ e guardo la scena come uno spettatore esterno. Ad un tratto mi accorgo, guardando il cielo, che due stelle del “manico” del Grande Carro si stanno come scollando, finché, dopo aver penzolato un po’, cadono fulminee come stelle cadenti. Guardo la loro parabola e come desiderio chiedo che venga ritirata la tassa sul prestito dei libri in biblioteca.
Anche se sono ancora dentro la biblioteca, è come se la parete destra della stanza fosse scomparsa, ed è per quello che sono riuscita a vedere le stelle cadenti che altrimenti, se fossi stata chiusa in una biblioteca vera, con tutte e quattro le pareti, non le avrei potute vedere .
Dopo quello che è successo, effettivamente noto che nel Carro c’è un buco, e io penso ai marinai, agli esploratori, agli avventurieri, a come faranno a orientarsi adesso senza quelle due stelle e che forse avevo esagerato con il mio desiderio e la tassa sul prestito non valeva un pezzo del Carro.
Mentre penso così scoppia un casino planetario, il Sole si spegne e il cielo tutto nero è illuminato solo da fiammate di stelle cadenti infuocate e dalle scintille che sprigionano da roteanti corpi celesti che, come impazziti, sbattono uno contro l’altro. Il rumore è quello che si può sentire in un campo di bocce su una spiaggia della Romagna, quando a giocare sono dei bambini che mirano solo a bocciarsi le palle, senza nessuna regola, e le palle sono grosse come meloni e molto pesanti, e i bambini, per tirarle, usano tutte e due le mani. A chi è capitato di sentire quel suono sordo e secco di bocce romagnole sa di cosa parlo.
Ogni tanto si sente anche uno stridore più metallico, immagino quando a bocciare una stella sia un meteorite fatto perlopiù da scorie di minerali ferrosi.
A me i film di fantascienza non mi hanno mai attirato ma mentre guardo quello che sta succedendo fuori dalla parete destra della biblioteca mi dico che forse ne dovrei provare a guardare qualcuno, perché quella mattanza spaziale non è niente male da vedere da lontano.
Anche le altre persone che si erano radunate intorno al tavolo con le gambe squadrate a disquisire di prestiti hanno il naso all’insù e guardano quello che succede nel cielo. Del dibattito “prestito gratis o prestito a pagamento” sembra che si siano dimenticati tutti.
In mezzo a quel battagliare, un pianeta, che a giudicare dalle colonne di fumo che emana sembra essere stato bocciato parecchio, si incastra tra le due stelle rimaste del manico del Carro. Non so se ci sia un collegamento causale, ma subito dopo succede che la pendenza del pavimento inizia a crescere e che la signora con i capelli lunghi e ricci si mette a urlare, mentre si attacca alla tenda che sta dietro di lei. Intanto la pendenza cresce ancora, così che non è più possibile riuscire a stare in piedi: grappoli di persone con i libri della biblioteca in mano cadono all’indietro e sbattono violentemente contro la parete alle loro spalle, io mi ritrovo insieme ai miei figli – spuntati all’improvviso, forse perché nell’emergenza bisogna essere tutti uniti – accucciata sotto il tavolo di legno scuro con i piedi squadrati, a testa in giù, nel senso che si è tutto ribaltato e adesso il tavolo appoggia i piedi sul soffitto.
Mi dico che non ha senso mettersi a urlare come la signora con i capelli ricci, che tanto non c’è niente da fare. Che dopotutto morire in una battaglia planetaria scatenata da due stelle cadenti cadute per errore non è poi così male.
Piano piano la stanza smette di ondeggiare, il rumore di bocce sparisce, la Luna torna a rischiarare il cielo, dove ancora mancano le due stelle del Grande Carro, io e i bambini siamo ancora sotto il tavolo che ci ha protetto dalla tempesta di libri tutti schizzati fuori dagli scaffali durante quell’improvvisa rotazione della Terra.
Dopo qualche minuto di attesa, per essere sicuri che sia tutto davvero finito, usciamo da sotto il tavolo, provo ad andare ad aprire la porta ma la stanza è sotto sopra e non riesco ad arrivare alla maniglia. La signora con i capelli ricci mi osserva ancora attaccata alla tenda; senza lasciarla si dà una spinta con i piedi contro il muro – su cui rimangono i segni di due tacchi sottili- e impugnando stretta quella specie di liana, si lancia verso la porta, afferra la maniglia con i denti e la apre senza apparente difficoltà.
Usciamo senza dire una parola, per mano. Ci ritroviamo in mezzo ad un paesaggio simile ad una steppa desertica dove saltano tranquille famigliole di canguri. Il termometro sul mio smartphone segna 33 gradi. Presumibilmente siamo in Australia ed è estate. Penso a quei poveri aborigeni che sono piombati in mezzo alla nebbia della Pianura Padana, in un giorno di gennaio come un altro.
Mi sveglio con la vescica piena e aspetto che torni notte per vedere se al Grande Carro manca ancora un pezzo di manico.

colonna sonora: Star Wars, John Williams

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