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Pomeriggio primaverile

IMG_3979Può succedere di ritrovarti, un soleggiato pomeriggio d’aprile, in casa a finire la cioccolata rimasta delle uova di Pasqua, mentre giochi a dama con tuo figlio piccolo che non sa le regole ma se le inventa sparandole a raffica, e che il pomeriggio passi così, con una mano nel barattolo della cioccolata e l’altra sulla scacchiera impazzita, impilando damoni su damoni, distruggendoli e ripescandoli, in un vortice di mosse contorte che ti inebetiscono come una dose di droga pesante, lasciandoti però quel minimo di lucidità per cercare una ragione per entrambe le cose (l’inevitabile imminente indigestione di cioccolata e l’assurdità di quella eterna e improbabile partita a dama), senza trovarla.

E che anche quando ti metti a scrivere di quella stana sensazione, davanti agli occhi ti si materializzano dischi volanti di cioccolata che minacciosi ti lambiscono i sopraccigli e che mentre tu ancheggi per provare a schivarli, improvvisamente una pioggia immaginaria di pedine bianche e nere inizi a picchiettarti la testa, che pulsa dolorante per la stanchezza accumulata.

Perché può succedere anche che un soleggiato pomeriggio di aprile, appena un giorno prima della Waterloo delle uova di Pasqua, tuo figlio piccolo, all’uscita dall’asilo, si scontri violentemente con un compagno e che costui gli cada rovinosamente addosso schiacciandogli il collo con un ginocchio, cosa che induce il figlio piccolo di cui sopra (che tra parentesi sul cancello dell’asilo, un paio di mesi fa, ci ha pure lasciato un dente e mezzo) a accasciarsi a terra, trafiggendosi l’occhio destro con un ramo di un alberello capitato sulla sua traiettoria.

E che a seguito di questo evento traumatico, sempre quel figlio piccolo entri in una specie di sonno stregato, tipo quello sperimentato da Biancaneve dopo aver mangiato la mela avvelenata, che induce i genitori al ritorno dal lavoro a portarlo al pronto soccorso e i medici a trattenerlo per una serie di accertamenti lunghi diciotto ore, tra medicazioni all’occhio, Tac alla testa e prelievi vari.

Adesso che siamo tornati a casa, con un solco sulla cornea, una benda sull’occhio, l’odore dell’ospedale addosso e qualche ora di sonno da recuperare, vado a letto con la nausea da cioccolata tra i denti e le gambe molli come quando hai preso un bello spavento, mentre di là il mio piccolo Polifemo dorme beato.

colonna sonora: I’m only sleeping, The Beatles 

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