Archive for giugno 2017

SCIALOJA_trichecoFino a qualche anno fa se qualcuno mi parlava di ‘saggio’, mi veniva subito in mente un parallelepipedo più o meno spesso di sottili fogli di carta con distillati dentro pensieri ‘saggi’ su qualche tematica più o meno attuale ma solitamente non troppo leggera. In pratica uno di quei libri che tipicamente leggevano i padri delle mie amiche del liceo su società, politica e ‘cose da grandi’ in generale.

Per i saggi bisognava appunto essere almeno un po’ saggi, la gioventù spensierata (o disperata) mal si addiceva a questo genere di letture. A conferma di questo, posso dire che ho preso consapevolezza che una patina di pesantezza non solo fisica mi si era appoggiata alle spalle senza che riuscissi a soffiarla via (è il tempo che passa, baby), quando ho iniziato a cercare sugli scaffali delle librerie i saggi, nel mio caso roba in qualche modo filosofica, ma non troppo complicata, intrecciata con economa e umanità varia, ondeggiante in un mare di ricerca di senso esistenziale che spesso burrascoso riempiva una zona ampia del mio corpo, compresa più o meno tra milza, cistifellea e bronchioli.

Poi un paio di anni fa nella mia vita è arrivato maggio, e con maggio la trasfigurazione di quello che in testa associavo alla parola ‘saggio’, non più vessillo di maturità e conoscenza, ma quanto di più anarchico e infantile si possa immaginare. Quando nella tua vita entrano dei bambini il binomio maggio-saggio diventa esplosivo, e il mese odoroso cantato da Leopardi finisce in un crescendo hardcore di spettacoli e esibizioni bambinesche organizzate per dimostrare ai genitori le capacità acquisite dai loro figlioli in una qualche disciplina sportiva, musicale o artistica di ogni genere: si tratti di calcio, ginnastica, chitarra, nuoto, danza aerea, inglese, teatro o qualsiasi altra attività extrascolastica intrapresa dai nostri cuccioli (scelta tra l’altro sempre meno eludibile, che satura il pomeriggio di genitori e bambini e allo stesso tempo ha svuotato di urletti giocosi i parchi cittadini), maggio è il momento della resa dei conti e ogni spazio libero si riempie di coreografie danzanti, tornei intergalattici, concerti imperdibili per partecipare ai quali frotte impazzite di genitori amorevoli chiedono ore di permesso al lavoro, dimenticano per giorni e giorni di fare la spesa (per la gioia di pizzerie da asporto e rosticcerie cinesi, che probabilmente a maggio concentrano buona parte del loro fatturato annuale), rischiano incidenti catastrofici sfrecciando da una parte all’altra della città, incuranti delle più basiche norme del codice della strada per arrivare in tempo almeno per ‘quando si esibisce il Mio Bambino’, in sella a una bicicletta (se hanno un’anima green o recenti trascorsi per ‘guida in stato di ebrezza’) o più spesso chiusi dentro incandescenti scatolette di lamiera motorizzate. Incandescenti perché – sarà colpa dei cambiamenti climatici, del buco dell’ozono o delle multinazionali americane – da qualche anno a questa parte la seconda metà di maggio a Modena si schiatta di caldo, l’asticella dell’igrometro raggiunge picchi da togliere il fiato e la gente inizia a prendere le prime febbri della stagione da eccesso di aria condizionata. Così è molto comune ritrovarsi seduti su seggioline infantili schiacciati tra braccia translucide di sudore, confusi tra vestiti appiccicati a pelli boccheggianti, annebbiati da odori animaleschi, ad aspettare di utilizzare le ultime energie residue a disposizione per applaudire meccanicamente l’entrata in scena del corso avanzato dei baby cuccioli di wushu o dopo un paio di ore il pezzo conclusivo dell’orchestra di fiati dei ragazzi della quarta B.

Tutto questo succede a maggio, e ogni maggio disgraziatamente si ripete, rendendo il mese della Madonna uno soggetto classico per gli incubi dei genitori, anche di quelli come me che pensano di essere diversi, che loro in queste pratiche barbare non ci cascheranno mai e che a tutto c’è un limite. E invece il limite non c’è, e a queste pratiche non ci si può sottrarre, pena immolare sull’altare dei saggi nonni, zii o personale stipendiato allo scopo; e poi ritrovarsi la sera a cena in famiglia, impastati di sensi di colpa, a sfogliare con gli occhi lucidi le foto inviate sul gruppo di whatsapp ‘baby cuccioli di wushu‘ dagli altri genitori sempre presenti.

Non è che il maggio appena passato per la famiglia Pitton sia stato troppo diverso da così, anzi: dopo alcuni anni in cui lo sport (uno) dei piccoli (tre) veniva deciso dai grandi titolari di patria potestà (due), senza badare a predisposizione o passioni, ma solo in nome della razionalizzazione di orari e spostamenti, il 2017 ha sancito la svolta democratica, che ha permesso a ognuno dei Mongi boys di scegliere in maniera sufficientemente libera a quale attività extrascolastica dedicarsi. E questo ha significato la moltiplicazione dei saggi di cui sopra, oltre alle immancabili cene sociali, merende di squadra e feste di fine anno, tutte concentrate gli ultimi dieci infuocatissimi giorni di maggio.

Ma alla fine maggio è finito e stiamo (ancora) tutti bene, e allora.. non ci resta che prendere fiato aspettando il prossimo maggio.

Nota: l’immagine è tratta dal libro ‘Tre per un topo’, di Toti Scialoja, edizioni Quodlibet

colonna sonora: Il ballo di San Vito, Vinicio Capossela

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