Archive for the ‘Half Marathon’ Category

Giorno di Pasqua

WhatsApp Image 2020-04-05 at 21.08.59 (1)Ho bisogno di un compagno,
ho capito che da sola non ce la posso fare.

Ho bisogno di qualcuno che corra di fianco a me (rispettando la distanza di sicurezza, ovvio), o di qualcuno che mi segua in bici, che spezzi la monotonia della strada con una battuta, che mi racconti qualcosa, che stia con me.

In questo periodo siamo obbligati a stare e fare da soli, per la questione di Quello.
Il distanziamento sociale è la cura, blocca la diffusione, non ci sono dubbi.
Ma allo stesso tempo stare lontani è solo un rimedio temporaneo: non cura il virus, lo tiene solo a bada. La classica pezza.
Fragile come tutte le pezze, perché l’attacco di panico collettivo, con orde di famiglie esasperate dall’isolamento che abbandonano le proprie case e si riversano in strada cercando altre famiglie da abbracciare, non è uno scenario troppo fantascientifico.
E tra l’altro la pezza tiene solo se inserita in una tessitura ramificata di pezze che attiva uno per uno tutta la collettività.
Il dilemma del prigioniero non è mai stato così chiaro.
Individuale e collettivo non sono mai stati così vicini come in questo momento.
L’ho capito correndo su e giù per via Sadoleto.

colonna sonora: Things are changed, Bob Dylan

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Ottavo giorno

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Non so se è stato il giorno di riposo o la scelta di iniziare a correre quando tutti mangiano per incrociare meno persone possibili (scelta azzeccata) ma con le preventivabili complicazioni dovute alla digestione (complicazioni avverate), oppure la mancanza dell’acqua limonina o il sole da mezzogiorno di fuoco o i chilometri accumulati la scorsa settimana che mi hanno intasato i quadricipiti, ma comunque oggi è stata una sofferenza.

In fondo ho paura di non farcela: è la paura che mi blocca.
Si è insinuata dentro di me fin dal primo giorno, e invece di affrontarla subito l’ho minimizzata, spazzandola con sufficienza sotto il tappeto. Così pian piano è potuta crescere nell’ombra e mi ha arrugginito le articolazioni, gonfiato i muscoli di acido lattico, irrigidito le caviglie, spezzato il fiato.

Oggi sono partita sicura che non sarei riuscita a finire. Ho provato con la musica, senza musica, recitando salmi buddisti, declamando preghiere cristiane, cercando di ricordare tutte le poesie che avevo imparato a memoria nella mia carriera scolastica, ho provato a respirare con la pancia, col torace, con le clavicole e anche con le tempie.
Ma niente, oggi era come spingere un carrarmato rimasto senza benzina.

A metà ho pensato di smettere, senza dirlo a nessuno, e se marito o figli mi avessero chiesto com’era andata avrei mentito, facendo finto di aver finito tutti i 90 giri. Per 8 giri in testa mi è frullato solo il verbo inglese to pretend, un false friend meno colpevole alle mie orecchie del suono italiano dell’imbroglio.
Mi ero quasi assuefatta a quel mantra d’oltremanica quando una specie di fulmine scagliato da non so dove mi ha colpito in fronte e mi ha riportato alla realtà. Così ho camminato 20 giri di passo svelto, con le orecchie basse ma le gambe riconoscenti e dopo ho ripreso a correre con la forza di una mandria di bufali.

Ho finito i 90 giri in 1 ora, 14 minuti e 4 secondi e ho festeggiato il mio record negativo con le frittelle con lo sciroppo d’acero che mi hanno portato i Mongi boys al traguardo.

colonna sonora: Dont’t give up, Peter Gabriel 

La tabellina excel di oggi:
Schermata 2020-04-07 alle 21.24.04

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WhatsApp Image 2020-04-05 at 21.09.00
In fondo alla strada vedo passare una persona con un gigantesco ramo di ulivo.
È la Domenica delle Palme e io la celebro con 80 giri a cavallo di pranzo.
Che equivalgono alla mezza della mezza: 10 km e 400 metri per l’esattezza, metà dei 21 km totali. La mezza della mezza appunto.

Il sole è forte oggi, fa molto Marathon des sables.
I primi sei giri li faccio con il mio piccolo Giovi e la sua bionda chioma fluente che sobbalza a ritmo di corsa. Ormai per tutti (che poi in questo periodo vuole dire per tutti quelli della famiglia e nessun altro) è diventato Sansone, Rapunzel o Caniggia, a seconda del momento. Al settimo giro Sansone-Rapunzel-Caniggia mi abbandona calamitato da suo fratello che si è messo a giocare a basket in cortile.

Continuo a correre senza musica, respirando il silenzio domenicale.

Rispetto al solito non incrocio nessuno che va a buttare il pattume – di solito l’80% delle persone che incontro – e nessun cane a passeggio. Solo un ragazzo che si trascina dietro una valigia pesante, due biciclette, una macchina che se ne va e il pizzaiolo seduto sul gradino della pizzeria a scaldarsi i riccioli.

Conto 48 tombini di varia forma e misura lungo la strada, ce ne saranno sicuramente di più, coperti dalle macchine parcheggiate. Sono comunque tantissimi. Sadoleto è una strada rattoppata.

Al 56esimo giro i miei piccoli Mongi-assistenti mi allungano una borraccia di acqua e limone, o acqua limonina come dicono loro. Ne bevo metà in una sorso, riparto con le gambe limonizzate e i 24 giri che mancano me li mangio.

Chiudo in 56 minuti e 28 secondi, un record personale. Merito del gigantesco ramo d’ulivo che mi è apparso davanti alla partenza, penso mentre mi stiro i polpacci.
Penso anche che la mezza della mezza è un traguardo che merita una celebrazione. E le mie gambe una pausa. D’altronde se sommo i chilometri che ho fatto da lunedì a oggi supero una maratona.
Quindi domani vacanza, un giorno di riposo, come fanno ogni tanto al Giro d’Italia.

colonna sonora: Silence is Sexy, Einstürzende Neubauten

La tabellina excel della Domenica delle Palme:
Schermata 2020-04-05 alle 21.24.07

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Sesto giorno

WhatsApp Image 2020-04-04 at 21.22.43
Oggi, dopo cinque giorni di avanti e indietro, ho visto distintamente una piscina in via Sadoleto. O meglio, via Sadoleto si è trasformata in una corsia di una piscina olimpionica.

E io ho nuotato. 70 vasche.

Quando sei in acqua, vasca dopo vasca, quello che c’è fuori sparisce, come se fossi immerso in una piscina sospesa nel nulla. Si sente solo il rumore del corpo che scorre nell’acqua, tutto il resto è bianco. Diventano bianchi anche i pensieri, nuotare svuota, libera, sublima in un crescendo che spazza via ogni cosa. I neuroni sono tutti impegnati a contare le vasche, rimane spazio solo per pensieri ricorsivi, come le pecore che si contano per dormire, una dopo l’altra tutte uguali alla prima.

È bello nuotare in una piscina all’aperto a inizio aprile, come se Modena fosse una cittadina delle Canarie.

colonna sonora: Nuotando nell’aria, Marlene Kuntz

Tabellina excel di oggi:
Schermata 2020-04-04 alle 19.50.55

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Quinto giorno

WhatsApp Image 2020-04-03 at 16.52.00
Oggi è uno di quei giorni che corri perché ti devi sfogare, devi sbollire la rabbia.
Non ne voglio parlare e quindi non ne parlo, dico solo che viviamo in una città bloccata, immobile e miope. E il coronavirus in questo caso non c’entra.
La corsa ha l’effetto sperato: mentre mi si irrigidiscono le gambe mi si rilassano tutti i muscoli del resto del corpo. Sento chiaramente che mollano la presa quelli intorno alla mandibola, che sono i primi a tendersi quando mi viene il nervoso.
Correre con i muscoli sciolti mi fa sentire un cavallo.
Uso la borsa di basket di Dadi (vuota) per segnare i giri che faccio e questa volta non me la tocca nessuno.
Oggi i giri sono 60, 7800 metri totali.
Corro i primi 40 giri come viene, alzando a tratti gli occhi al cielo. Cerco il sole e lo guardo negli occhi. I miei occhi non reggono quello sguardo di luce e si stringono timidi fino a chiudersi. Il sole sulle palpebre scalda ancora di più. Penso che riuscirei a correre anche a occhi chiusi. Ci provo e la mandibola mi si scioglie in bocca.
Dal 41esimo giro provo a cambiare ritmo: andata più lenta ritorno più veloce. Non so se lo scarto è reale ma il tempo con questa modalità sembra dimezzarsi.
Chiudo i 60 giri in 45 minuti e 19 secondi, 5 minuti e 48 secondi a chilometro, se avessi ascoltato sempre Gazzelle ci avrei messo meno. Quando si poteva andare in bici con Gazzelle nelle orecchie non arrivavo mai in ritardo.

colonna sonora: Quella te, Gazzelle

La tabellina excel di oggi:
Schermata 2020-04-03 alle 16.57.38

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cielo
Oggi solo azzurro sopra la mia testa, uno sconfinato cielo azzurro di primavera che sovrintende paterno la mia corsa.
I contorni delle antenne e dei comignoli sono così saturi che sembrano persone vere che assistono all’allenamento.
In programma ho 50 giri.
Aumentando i giri aumenta il rischio di perdere il conto, già ieri poco dopo la metà mi sono confusa e non mi ricordavo se ero a 26 o 28. Per non rischiare di compromettere l’impresa totale ne ho aggiunti due in coda. Arrotondare per difetto è sempre meglio, tranne quando si tratta d’amore, direbbe Jane Austen.
Ieri sera pensavo che dovrei fare come Pollicino e segnare i giri che faccio con delle briciole di pane.
Ma edotta delle frequenti frequentazioni stradali di merli e passerotti, memore degli insegnamenti della favola, ripiego su una vecchia scatola di cartone, che a fine allenamento butterò nel bidone della carta: ogni 10 giri la sposto di una fioriera, visto che alla partenza, davanti ai cassonetti, ci sono 5 di quelle fioriere che il Comune mette per rimarcare la chiusura delle strade chiuse (eh sì, via Sadoleto è una strada senza uscita, non lo avevo scritto dandolo per scontato, perché mi sembra abbastanza assurdo pensare che a uno possa venire in mente di fare una mezza maratona in una strada aperta)
Tutto procede liscio, sposto la scatola due volte, che vuol dire che ho superato i 20 giri, il sole è così piacevole che si respira aria di mare. Al 22esimo giro, subito dopo la virata in fondo alla strada, vedo in lontananza un ragazzo dalla parte opposta che si avvicina deciso alla mia scatola, la prende e la butta nel bidone della carta. Posso solo intuire la sua espressione compiaciuta per aver fatto una buona azione, buttando una scatola di cartone abbandonata da qualche maleducato su una fioriera (che ci voleva a allungarsi di un metro e metterla nel bidone, avrà pensato lo zelante ragazzotto).
Operazione Pollicino interrotta, niente da fare, con un po’ di ansia da operazioni senza calcolatrice continuo la mia corsa, mentre penso a cosa usare domani al posto della scatola di cartone.

colonna sonora: Il cielo è sempre più blu, Rino Gaetano 

La tabellina excel di oggi:
Schermata 2020-04-02 alle 19.54.14
Nota statistica: le 3 auto incrociate sono state nell’ordine il camion che porta la legna alla pizzeria all’angolo con Carlo Sigonio, il furgoncino della Posta e la macchina del pizzaiolo.

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Sadoleto

Ho deciso di fare la mezza maratona.
In via Sadoleto.
Una pista rettilinea di 130 metri.
Avanti e indietro, avanti e indietro,
162 volte.
Uau!

L’idea mi entusiasma.
Anche se non è stata premeditata ma mi è venuta così, senza pensarci troppo,
perché c’era il sole fuori e quando si deve stare chiusi in casa prendere un po’ di sole fa bene alle ossa. E anche all’umore.
Poi il movimento è inversamente proporzionale al nervosismo, almeno per me.
E almeno per me in questi tempi pestilenziali questa relazione inversa è più pendente delle salite del Tour de France.

Ho iniziato ieri (d’altronde era lunedì e le cose serie si iniziano sempre di lunedì).
Ho fatto 20 giri, cioè 20 strade, 2.600 metri in totale.
Se aggiungo 10 strade al giorno e corro tutti i giorni domenica arrivo a 10.400 metri.
E a Pasquetta taglio il traguardo.
Mica male.

colonna sonora: Pazza idea, Patty Pravo (o anche Pensiero stupendo, sempre di Patty Pravo, sempre per il titolo)

 

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