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austerityVoglio Anghèla, voglio Anghéla” urla Terzo, ugolando alla lampada che gli illumina i capelli, steso sul futon in camera sua. Sono le nove e quaranta di sera di un mercoledì piovoso, tardissimo per il più grande, quello di mezzo e il terzo che in tre, a contare gli anni, raggiungono appena la maggiore età e che in mezzo alla settimana bisogna che vadano a letto presto, tanto più che fino a pochi giorni fa le nove e quaranta di stasera sarebbero state le dieci e quaranta.

Insieme a Marina, la nuova pesciolina di Casa Pitton (“Mamma, sapessi come sono felice che adesso abbiamo anche noi un animale!” ha sentenziato quello-di-mezzo raggiante, guardando Marina nuotare scattosa nella sua palla di vetro), Anghèla è l’altra femmina ultimamente entrata in famiglia, che ha inaspettatamente conquistato le simpatie istantanee dei Mongi Boys.

Anghèla, teutonica signora che ha sempre ragione e decide tutto lei, è nata allo scopo di intimorire i piccoli pampìni di Casa Pitton con frasi grottescamente gutturali, con le quali intimare loro l’immediato addormentamento.
Anghèla è un’idea scaturita da una mente materna obnubilata dai fumi di letture fiume la cui portata cresceva di sera in sera, un libro dopo l’altro, in un vortice di parole senza fine.
Anghèla è stata introdotta una di queste sere – dopo che già tre storie erano state lette e i tre si stavano azzuffando per decidere chi avrebbe scelto la quarta – come “misura di austerità” necessaria a ripristinare il corretto funzionamento delle pratiche pigiamesche e il rispetto dei tempi della routine serale.
Anghèla ha un accento strano e la voce sottilmente metallica, promette castighi esemplari e non ammette deroghe, è una fanatica dell’ordine e non ascolta nessuno. A lei non serve alzare la voce, le basta alzare un sopracciglio per farsi obbedire all’istante. Lei comanda e gli altri si adeguano. Punto.

Il problema è che ai pampìni, come li chiama lei, Anghèla piace: il-terzo la adora e la reclama ogni sera, sdraiato di fianco al-più-grande che studia un po’ timoroso e perplesso le esternazioni di questa condottiera degli equilibri notturni; quello-di-mezzo non si addormenta finché lei non si materializza, accento tagliente e sguardo severo, mescolando ordini, controlli, rigore e intransigenza, insensibile a qualsiasi necessità fisiologica (la classica pipì di un minuto dopo che abbiamo spento la luce o l’immancabile bicchier d’acqua delle 21.30) e a qualsivoglia ipotetico dolorino (la puntura di un ragno velenoso, il crampo improvviso o l’abusatissima fitta intercostale).

Anghèla piace perché fa ridere, così irreale nella sua rigidità, così assurda nella sua insensibilità. Anghèla, come dice il-più-grande, “fa ridere perché è uno scherzo, perché non esiste”, perché forse è meglio che mi fermi qui e vada a dormire anch’io. Non vorrei che Anghèla sgridasse anche me.. (detto che ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale)

colonna sonora: Cambia-menti, Vasco Rossi 

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