Posts Tagged ‘città’

Luca mi ha regalato un quadro. Un quadro quadrato di 30×30 cm, incorniciato in un elegante porta LP londinese, bordato di bianco, opaco anche al tatto.
Sopra una città anonima, ci sono dipinti tre specie di bambolotti, quello in mezzo ha la cravatta e una corona gigantesca sulla testa. Ha il naso e la bocca, a differenza degli altri due, e anche le mani e i piedi. Forse per questo l’hanno fatto re, perché è tutto intero. E forse perché è il re ride, o forse ride perché ha la bocca. Sopra a quei tre bambolotti, sulla destra, c’è una bicicletta. Direi che sia una Graziella. Una Graziella con le rotelle, una Graziella di qualche bambino probabilmente. In basso, sotto la striscia di palazzi di quella città anonima, c’è scritto, in corsivo: “la Città è dei Bimbi”. Quel verbo di una lettera, così corto e così potente insieme, messo proprio in mezzo alla frase mi ha fatto pensare: se non ci fosse stato, la frase sarebbe diventata “la Città dei Bimbi”, che presupponeva l’esistenza di una città dei bambini, in qualche modo contrapposta a una città degli adulti, magari una città pensata dagli adulti “a misura di bambino”, comunque una città altra rispetto alla città vera, una specie di riserva indiana per i bambini.
Con quella parolina in mezzo, la frase è tutta diversa: “la Città è dei Bimbi” non dà spazio ad interpretazioni: vuol dire semplicemente che la città è dei bambini. E di nessun altro. Chissà come sarebbe il mondo se le città fossero dei bambini. È un’ipotesi talmente assurda e lontana dalla realtà, che non riesco neanche a immaginarmela una città così. Domani lo chiedo a Davide e Michele come sarebbe la loro città. Può essere un buon inizio, partire dai bimbi, anche per pensare allo spazio dei bambini che vogliamo costruire nel nostro cohousing e aprire ai bambini della città. Lì, sulla porta d’ingrasso, il quadro di Colette ci starà sicuramente bene.

colonna sonora: Asilo Republic, Vasco Rossi 

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Ho mezz’ora.
Ho messo il countdown vibrante nel telefonino.
Ho cronometrato quanto tempo ci metto a raccontare la mia idea di cohousing.
Ho le mani sudate, la voce un po’ roca e i capelli spettinati.
Ho passato una notte in piedi, con il mio nanerottolo più piccolo piangente probabilmente causa mal d’orecchie. (altro…)

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La scommessa

Da fuori non te lo aspetti. Te lo trovi davanti uscendo dal sottopassaggio Porta Nord della stazione. È un palazzo a forma di mattoncino di lego rosso scuro, con la base stretta e i lati lunghi. Saliti tre pani di scale ripide apro una porta anonima e mi si apre un mondo: entro in uno spazio molto grande e aperto, con il soffitto così alto che si potrebbe soppalcare tutto l’ambiente. Niente ferma la vista, se non le pareti esterne, tutte bianche, su cui si aprono non meno di otto finestroni, da cui entra un’ondata di luce improvvisa, intensa e avvolgente. (altro…)

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