Posts Tagged ‘Davide’

Ho visto bambini in pantaloncini corti e altri in abito da cerimonia, cartelle fluo da trainare con le ruote e una lanterna di carta alzarsi in volo e perdersi nel cielo.
Ho sentito voci acute e qualche singhiozzo, starnuti, battiti di mani, musiche festose e parole importanti.
Ho visto genitori distratti nascosti dietro macchine iper tecnologiche e genitori fin troppo attenti nascosti dietro macchine fotografiche iper tecnologiche; e poi tanti sorrisi preoccupati e felici, a varie altezza, dal metro in su.
Ho respirato la magia del primo giorno di scuola e ho chiuso gli occhi per congelarla dentro di me, mentre il mio cuore batteva lento e ritmato.
Quando ho riaperto gli occhi, mi sono come risvegliata in mezzo a un gran muoversi e vociare di bambini e genitori emozionati e mi sono passati davanti in una frazione di secondo gli ultimi 69 mesi della mia vita.

Tutto intorno si è fermato e l’ho guardato.
Ho visto il suo ciuffo morbido e mielato che gli copriva il sopracciglio sinistro, il cerotto bianchissimo sul mento ricucito dopo la prima caduta seria in bicicletta, lo zaino da arrampicata pieno di quaderni e matite stretto sulle spalle a punta, le maniche rimboccate della felpa del Bologna di suo cugino, ancora troppo grande ma già così indispensabile, e sotto, che spuntava appena, la maglietta lisa color petrolio di Marco zio quando era piccolo.
Ho guardato la bicicletta da salti di seconda mano rimessa a nuovo in ciclofficina parcheggiata nel cortile della scuola, ho provato a seguire i suoi occhi da cerbiatto, luminosi e profondi, costantemente alla ricerca di una diversa inquadratura, di un particolare da non farsi sfuggire, ho rincorso con lo sguardo le sue gambe da puledro, gli ho letto in faccia il piacere e il fastidio di avere le farfalle nella pancia, ho visto l’emozione nelle sue mani agitate e il sale di una lacrima cristallizzato su una guancia. L’ho guardato entrare in aula, sedersi composto nel banco verde acqua che non ricordavo così basso, salutarmi con la voce un po’ distorta dalla paura e con quegli occhi magnetici che aveva anche il giorno in cui è nato.
Nonostante gli piaccia farsi allacciare le scarpe e ogni tanto la sera mi chieda di lavargli i denti, “non perché non sono capace, ma perché è una bella coccola”, nonostante prima di addormentarsi voglia ancora massaggiarmi un orecchio tra pollice e indice e mi chieda sempre di raccontargli com’era quando era piccolino, che era pelato come un bimbo americano, voleva sempre la titta, lanciava la pappa dappertutto, camminava a gatto, non sapeva saltare, aveva paura del rumore delle moto e dei martelli pneumatici, chiamava bicio il camion e iotete lo yogurt, nonostante continui a non piacergli combattere e a Babbo Natale abbia chiesto corde e moschettoni per scalare, nonostante sembri un piccolo lord anche in pigiama e con 40 di febbre, nonostante questo e nonostante quegli occhi, sempre uguali da quando è nato e ogni giorno diversi, Davide sta diventando grande.

Pausa.

A questo punto alla sua mamma le lacrime scorrono copiose. E continuare a scrivere non migliorerebbe la situazione, peraltro già piuttosto umidiccia. Meglio chiuderla qui, e continuare a guardarlo crescere, e crescere con lui.

colonna sonora: Una canzone per te, Vasco Rossi

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Sul blog della Giulia, l’ultimo post si intitola “Auschwitz spiegato a Davide, che a dicembre compie 6 anni”. Quel Davide è il mio Davide, e mi sono anche un po’ commossa a leggere quel dialogo vero al quale avevo assistito, volutamente distratta, qualche sera prima. Un dialogo sulla guerra, sui soldati, le prigioni, la morte. Ma è ancor di più un dialogo sulla vita. E una bella lezione di vita.
Davide, dicevo, è il mio Davide. E la Giulia, la mia Giulia.
Quella Giulia che ha scritto il primo post apposta per il suo blog raccontando una cena a casa nostra a spiegare a mio figlio “grande” il suo viaggio in treno in Polonia. Quella che ha anche scritto che ha preso spunto dal mio blog (e non sai questo quanto mi faccia piacere).
Quella che in quarta ginnasio non ci parlavamo neanche e che adesso ci parlerei sempre. (altro…)

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