Posts Tagged ‘doccia’

52 settimane all’anno

GambaSteccaMichiIn una settimana può succedere ad esempio:

– che al Terzo una sera spunti un piede da scimmia, fatto da un guanto da sci bianco da donna dimenticato da qualcuno a casa nostra, che questo Terzo sempre imprevedibile ha pensato di infilarsi per gioco in un piedino e che  ha effettivamente trasformato il suo piedino umano in un piede da scimmia, altamente desiderato anche dai suoi fratelli, che nel giro di qualche ora hanno recuperato varie paia di guanti da sci, trasformando i loro piedini in colorati piedi da scimmia, con i quali arrampicarsi dappertutto;

– che al Primo la paura del buio si acuisca e si trasformi in terrore assoluto di andare da solo in bagno anche se è pieno giorno, o anche con le luci accese se è già sera, perché ci può essere un uomo nascosto nella doccia. E che per proteggere i suoi tesori da questo “uomo della doccia” abbia deciso di svitare una placca copri presa e nasconderli dentro la scatolina elettrica;

– che il Secondo sia ansioso di andare alle elementari e voglia imparare a scrivere e a leggere. E che, dopo un pomeriggio passato a giocare con le sillabe di parole come pe-pe, pe-ra, ra-pa, mo-re, re-mo, pe-re, ti lasci un foglietto sul tavolo con disegnato un cuore e con scritto sotto PA-PE-RE e che alla tua richiesta di traduzione, ti spieghi che “ti voglio bene” non aveva ancora imparato a scriverlo, mentre “pa-pe-re” sì;

– che il Terzo esca di casa la mattina tutto intero e torni a casa la sera con due denti in meno, rimasti attaccati al muretto dell’asilo a imperitura memoria che “a correre però vado più veloce io”;

– che il Primo ti dica giusto ieri sera che “a me mi fa schifo leggere e lo vuoi capire che non leggerò mai un libro in tutta la mia vita” e che dopo ventiquattr’ore non riesca a staccare gli occhi dalle pagine con le storie del piccolo Franz, argomentando che “questo libro è bellissimo perché parla di persone vere a cui succedono delle cose normali che possono succedere anche a me”;

. che il Secondo mangi hummus a cucchiaiate, pieghi tutte le sere i suoi vestiti e li sistemi ai piedi del letto, mentre tutto intorno regna il caos più assoluto,  e che l’altro giorno, dopo essere inciampato in una radice mentre tornavamo a casa dall’asilo in monopattino, si sia costruito una stecca per il ginocchio ferito con dei pezzetti di ramo trovati per terra al parco, che poi il Primo gli ha fissato con dello scotch intorno alla gamba, e che con questa stecca ci sia pure andato a letto.

colonna sonora: T’immagini, Vasco Rossi

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foto-2È tornato con lo zainetto da scalatore sulle spalle, la maglietta sudata, lo spazzolino da denti in tasca e un codino in mezzo alla testa.

Noi stavamo andando a letto – tutti e quattro già in pigiama con piedi e denti lavati – quando Dadi ha urlato “C’è Michi, c’è Michi!!” E Giovi, my housband &me lo abbiamo raggiunto di corsa alla finestra, da dove abbiamo riconosciuto Michi che nella penombra ci salutava sorridente.

Era partito due giorni fa, per andare in montagna con il cugino, per la prima volta solo senza genitori e senza fratelli, con lo zainetto da scalatore sulle spalle e l’emozione che gli strabordava dagli occhi. Aveva preparato i bagagli da solo, un paio di mutande, un sacchetto pieno di calzini, la maglietta dei Goonies, lo spazzolino, una torcia e un quaderno. È tornato gridando dal cortile che era felice di essere tornato a casa e mentre saliva le scale è stato travolto dagli abbracci dei suoi fratelli che si sdolcinavano a vicenda zuccherose affermazioni di nostalgia reciproca.

Mi è mancato tantissimo, e non lo dico per dire. Non mi aspettavo che la sua mancanza fosse così palpabile nell’atmosfera, nei capricci di Giovi e nella voglia di coccole di Dadi, nella tavola apparecchiata per la colazione e nel posto libero in macchina, mentre ci si lavava i denti o si sgranocchiava una costoletta. Michi è un tipo che fa rumore, un rumore che ti entra dentro le orecchie, ti si appiccica alla pelle e non viene più via; per due giorni ho cercato la manopola del volume per riaccendere quel rumore che non si può scrivere su uno spartito e neppure descrivere con le parole e neppure si può capire se non l’hai mai sentito ma se lo sentito non lo dimentichi più.

È passata un’ora da quando è tornato, dalla loro camera da qualche minuto tutto tace, prima tutti e tre, stretti intorno a Dadi, facevano le chiacchiere, e Michi raccontava che ha piantato la pianta dei dinosauri, ha raccolto la menta e mangiato fragoline di bosco, non si è mai fatto la doccia ma si è rovesciato l’annaffiatoio sui piedi, ha sudato nelle ascelle e ha visto uno scoiattolo, ha mangiato mezza mela e due fette di formaggio, ha suonato la chitarra e si è arrampicato sul ciliegio. “E che ho trovato un sasso prezioso per te Dadi e un altro per te Giovi e l’ho messo nello zaino, insieme a un telefonino finto per uno, che i telefonini me li ha dati quel nonno Carlo che abita di là dall’altro cancello. E domattina ve li do e vi voglio bene e buonanotte”.

colonna sonora: Silence Is Sexy, Einstürzende Neubauten

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Stamattina ci siamo svegliati con la neve. Negli ultimi giorni è la norma, qui nella Siberia d’Emilia.
Dal cielo bianco latte si staccano irregolari straccietti di neve, in un turbinio di coriandoli che sembra una preview in bianco del carnevale imminente.
Se avesse nevicato meno, il programma della mattina sarebbe stato andare a bobbare (insuperabili pin accelerazione i sacchetti per surgelati dell’In’s discount) sulla collina del parco Amendola.
Se non avesse nevicato affatto, invece, saremmo andati in piscina, come ogni domenica standard. La piscina appunto, una sorta di mostro finale di quei videogame “sparaspara” nei quali la probabilità di uscire vivi è bassissima e il game over dietro l’angolo.  (altro…)

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