Posts Tagged ‘maiale’

Ci sono sere in cui il più grande si addormenta seduto, con le mani incrociate dietro la nuca, mentre gli altri due, sdraiati a letto, chiacchierano sottovoce. Il più piccolo abbraccia stretto un panda di morbido pelusche, alto circa la metà di lui; il mezzano divide il lenzuolo con un maiale rosa, anch’esso di peluche, ma un peluche sottile, sotto il cui strato dev’esserci una specie di armatura rigida, che rende il maiale difficile da prendere in braccio, anche perché al mezzano non basta un abbraccio per chiudergli un cerchio intorno. Il panda sembra un vero panda, il maiale invece è una palla semitonda di circa quaranta centimetri di diametro, con le orecchie e la coda, e non assomiglia per niente a un maiale vero.

IMG_20150623_235159Sento un bisbiglio dolce, di voci di bimbi, sdraiati vicini, dalla mia camera non distinguo quello che dicono, mi alzo senza far rumore, mi avvicino silenziosa alla loro porta e faccio quello che non bisognerebbe fare: origlio. Perché per me l’unico modo per rivivere quella lontana melodia sonora di corde vocali ancora piuttosto nuove è ricordarmi le parole che gli fluivano in mezzo.

Sento il mezzano che dice al più piccolo: “Quanti anni ha il tuo?”
“Zero”, la risposta.
“Ha dei mesi allora”
“Si, quattro. E il tuo maiale?”
“Quasi dieci anni”, fa il mezzano, mentre rimbocca le coperte al suo amico rosa. “Tra poco compie dieci anni ma si chiama ancora Piccolo, come quando era piccolo” continua.
“Anche il mio si chiama Piccolo”. Figurarsi se poteva chiamarsi diverso; il più piccolo (dei miei figli, non dei loro animali), per imitare il mezzano, farebbe qualsiasi cosa, anche cavarsi un dente contro un cancello quando al fratello hanno iniziato a cadere i denti da latte, “così ho anch’io il buco uguale a Michi” mi ha detto quando ha smesso di sputare sangue.

“Il mio Piccolo l’ho trovato vicino a un porcile, abbandonato” incalza il mezzano con la voce rotta dall’emozione, per il ricordo di quel momento drammatico. “Forse pioveva, ma non sono sicuro. Però era tutto sporco di fango, non so se fosse perché pioveva o perché ai maiali il fango addosso gli piace, non mi ricordo bene. Mi ricordo solo che l’ho preso in braccio e era molto ciccione e mi ha sporcato di fango la maglia. La cosa che mi piace di più di Piccolo è il suo profumo di maiale”.

“Il mio pandino è senza odore” sentenzia il più piccolo.
Il mezzano borbotta qualcosa, quell’assenza di odore lo turba e infatti commenta “L’odore è come il naso, ce l’hanno tutti”. Poi cambia argomento, forse per controllare di persona. “Posso tenerlo in braccio?”
“Certo – risponde il mezzano – a Piccolo pandino gli piacciono le coccole”.

Il mezzano prende il panda di peluche e se lo appoggia sulla pancia, la fronte pelosa gli solletica il mento. “Il tuo pandino ha la fronte bagnata” dice.
“Perché gli ho dato i baci”
“Con la bocca?”
“Sì, con la bocca si danno i baci per vedere se hai la febbre”
“Ha la febbre?
“Sì”
“Quanta febbre?”
“Sette quattro”
“Cavolo, sette quattro, è molta febbre”
“Quanta?”
“Non lo so”

Alcune parole mi sfuggono, capisco il senso, ma non è abbastanza: dei bambini sono belle le parole una dopo l’altra. Così appoggio l’orecchio ancora più vicino, perdo l’equilibrio e cado contro la porta, che si spalanca. I bimbi smettono di bisbigliare, il più grande è ancora seduto con le mani dietro la nuca, ma adesso russa sommessamente. Faccio finta di essere entrata per vedere se dormivano, il più piccolo e il mezzano mi reclamano a letto con loro, accetto l’invito con la coda di paglia per l’iniziativa di spionaggio. Mi metto di fianco a loro, i due riprendono il discorso, sempre a voce bassa.

Il mezzano mi coinvolge subito: “Mamma, quanto è sette e quattro?”
“Sette più quattro fa undici” gli rispondo.
“Ha undici il tuo Piccolo” sintetizza il mezzano, girandosi verso il fratello proprietario del panda.

Prima che i due inizino a parlare della imminente morte del panda, li porto su un altro discorso: “Dove lo hai trovato il tuo panda, figlio piccolo?”
“Vicino a una foresta in Africa, abbandonato e forse bagnato”. La versione esotica del ritrovamento del maiale origliata poco prima da dietro la porta, adattata al panda, mi sembra geniale. A fatica mi trattengo dal ridere.
Provo a problematizzare il racconto “Un panda in Africa? Sei sicuro?”
“Ma non ti ricordi mamma?! Quando l’anno scorso siamo andati in Africa in macchina?
“Mica tanto – faccio io – ma sei sicuro? Guidavo io?”
“No mamma. Guidava il papà. Tu non sai guidare”.

colonna sonora: Dalla parte del toro, Caparezza

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Appena ho aperto la portiera della macchina un odore forte di “stand gastronomico emiliano”, unto e gioioso, mi ha invaso le narici. E anche quelle di Davide e Michele che sono scesi con una faccia indagatoria, come per capire dove lì intorno qualcuno stesse friggendo del gnocco. “Niente gnocco – ho risposto anticipando la loro domanda – dev’essere il maiale che cuoce”.  (altro…)

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