Posts Tagged ‘Sentiero degli Dei’

Schermata 2015-07-21 alle 10.47.14Una cavalla bianca si muove lenta sull’erba ingiallita dal caldo. Non ci sono più gli alberi di amarene a delimitare il suo recinto. Quest’inverno è nevicato molto e li hanno tagliati perché la neve aveva spezzato i rami.
Un giovane puledro con le gambe lunghissime che sembrano partirgli dalla schiena si avvicina leggero alla madre e si abbassa per succhiare un po’ di latte.
Poco più sotto c’è Dafne, un cane bulldog. I suoi padroni non li ho mai visti, ma esistono, perché nel giardino c’è un’altalena e ogni tanto le persiane di una finestra sono aperte. Tutte le volte che passiamo si avvicina scodinzolando e schiaccia il suo corpo contro la ringhiera del cancello per farsi accarezzare. I miei bambini le parlano come se fosse una persona e a lei questo piace.

La strada per arrivare al forno è ripida, ci si mette meno della metà del tempo a scendere rispetto a tornare a casa. Ci fermiamo sempre al ritorno a parlare con Dafne, a dare da mangiare ai cavalli o a cercare qualche rospo schiacciato sul bordo della strada, per riprendere fiato.
Il caldo ti ammazza e fermarsi qualche minuto aiuta a ripartire. Al forno ci andiamo a prendere il pane prima di pranzo, e il sole fermo sopra di noi ci brucia la testa. Bisognerebbe andarci prima di colazione, la salita sarebbe più leggera. Ma a colazione c’è da finire il pane del giorno prima, così ci si va tardi, quando l’acqua è già sul fuoco a bollire, e la salita diventa lunghissima. Adesso che non c’è più l’ombra dei ciliegi sotto cui ripararsi, ci fermiamo sotto la pianta di marusticani, troppo vicina a casa però. Le pause prima le facciamo sotto il sole, davanti al cancello di Dafne e poi dai cavalli.

Quando finisce la scuola porto i bambini quassù, nel paesino dove è nata mia nonna: il forno, due trattorie una di fronte all’altra, la chiesetta, un quod sempre parcheggiato in piazza e il campetto da calcio. Nient’altro di rilevante.
La casa di mia nonna c’è ancora, le pietre grosse appoggiate una sopra l’altra facciano a stare lì fisse. La stalla è assediata da rampicanti col tronco grosso, cresciuti all’ombra, che escono dal tetto che è crollato. Un cartello sbiadito di pericolo si sta staccando dalla parete. Mia nonna era nata all’inizio del Novecento e dopo la terza elementare aveva smesso di andare a scuola per andare sull’Alpe a badare le pecore, tutti i giorni, con una gavetta di pane e formaggio e il cane lupo a farle compagnia.
Giù per la stradina che porta alla casa di mia nonna i miei figli adesso giocano a correre dietro alla loro ombra, cercando di pestarsi la testa con un piede. E le giornate d’estate passano anche così, a inseguire l’ombra, tra una partitella al vecchio campo di calcio e una passeggiata nel bosco a cercare le impronte dei cinghiali.

Ogni tanto, da qualche anno, si vede passare qualche ragazzo con lo zaino in spalla e le pedule ai piedi, che chiede se è lì che passa il sentiero degli Dei. Prima che i Wu Ming ci scrivessero il libro e diventasse di moda, il sentiero degli Dei non lo conosceva nessuno e di forestieri se ne incontravano pochi, a parte i villeggianti, che è il nome con cui la gente di qui chiama quelli di città che hanno la casa delle vacanze alle pendici di questi monti selvaggi. Adesso i villeggianti sono molti meno di quando ero piccola io e tante case restano chiuse anche d’estate, sarà che l’Appennino non è cool per farci le vacanze e con la crisi vendere una casa da questa parti è quasi impossibile. Però passano più camminatori che, partiti dal portico di San Luca a Bologna, attraversano i boschi dove mia nonna andava a raccogliere le castagne, e proseguono giù, fino a Firenze. Sono arrivati anche molti pakistani, li riconosci dai vestiti sgargianti che indossano le donne, una macchia di colore tra il verde assoluto che domina il panorama. Stanno sempre qui, come mia nonna, che non ha mai visto il mare. A Firenze però c’è andata anche lei, c’è stata quache anno, a fare la domestica a casa di una famiglia di ricchi mercanti di stoffe. Anche quando si è trasferita a vivere a Modena ha continuato a fare da mangiare come le avevano insegnato a Firenze. E a me e ai miei fratelli piaceva molto quello che cucinava.

Mia nonna abitava con noi a Modena, però verso aprile iniziava a scalpitare e se mio padre non l’accompagnava quassù lei chiamava il taxi e caricava anche la televisione. E a noi rimaneva solo quella di cucina. Mia nonna d’inverno usciva di casa solo la domenica per andare a messa, in montagna invece stava sempre fuori, su una sedia dietro casa a chiacchierare con le altre signore. Adesso i ragazzi che abitano qui se ne vogliono tutti andare, molti non sanno neanche che abitano sul sentiero degli Dei.

colonna sonora: Joga, Bjork 

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Cieli azzurrissimi, prati verdissimi, mucche al pascolo, sedie a sdraio, cornetti Algida, scogliere a picco, spiagge dorate, teli colorati, ombrelloni di paglia, corpi al sole, acque chiare, travel bike, vele all’orizzonte, architetture esotiche, sedie bianche, gambe abbronzate, castelli di sabbia, bibite fresche, picnic in quota, cascatelle scroscianti, sorrisi bianchi, relax a bordo piscina, balli notturni, palle a spicchi, bambini biondissimi..

Su Facebook, su Instagram, su Corso 12 e chissà-dov-altro, in questi giorni, è un fiorire continuo di immagini di vacanza, di riposo, di sole-cuore-amore alla massima potenza.
Finora le ho guardate con piacere (e con una certa stanchezza), a distanza, ancora bloccata in città, legata alla quotidiana timbratura del cartellino, a produrre non so bene cosa, nel caldo padano.

Ma tra poche ore tocca a me! Parto anch’io, dopo il lavoro, con Luca; raggiungiamo i nostri tre monellini nella casetta selvaggia sui monti tra Bologna e Firenze, sul Sentiero degli Dei.

Ci sentiamo via foto, con le parole ci si rivede tra un po’. Buone vacanze!

 

colonna sonora: Salsa e merende, Gappa

NB: Grazie a Pippo per la fotografia, pubblicata ieri su Instagram col titolo “Celebrità oggi al bagno Sandra”

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