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“Tutto bene, che state lassù al quarto piano?” Di messaggi così ce ne sono arrivati parecchi, a noi Pitton family, dalle prime ore dell’alba fino a poco fa. E per fortuna tutto bene, ma che spavento! Dopo una serata di confidenze sentimentali con un mio vecchio amico di liceo, mi sono addormentata di botto, e col botto, qualche ora più tardi, mi sono risvegliata, smossa letteralmente da una scossa di terremoto terribile, come mai avevo sentito e come spero di non sentire più: il letto si muoveva di qua e di là, l’armadio pure, la nuova bicicletta da corsa che Luca tiene in camera appoggiata alla parete da quando gli hanno rubato l’altra dal garage è caduta per terra, io mi sono trovata addosso a Luca senza volerlo.
Adesso che sono tornata a letto, risento ancora nelle orecchie il rumore, sporco e viscerale, della terra che ribolle e si ribella. E in testa la sensazione di un qualcosa di tremendo che non finisce mai.
Poi però è finito. E un silenzio inquietante ha occupato il buio. Siamo scesi in strada tutti e cinque, in pigiama e ciabatte, dopo aver a fatica svegliato i bambini, che quell’onda rabbiosa e invisibile di terra viva, non l’hanno per fortuna sentita.
Uscire di casa non è stato facile: con la testa in palla e la paura nelle ossa, mettersi le ciabatte, prendere una coperta e infilarsi una felpa non sono state operazioni facili. In più i bimbi erano nel sonno più profondo e di farsi coinvolgere dal nostro panico non volevano saperne. Quando stavo per chiudermi la porta alle spalle, con Giovanni in braccio, due passi dietro a Luca a sua volta con Michele in braccio, mi sono accorta che ne mancava uno: Davide era tornato a letto, e dormiva beato, come se quel film di fantascienza apocalittica non fosse trasmesso sui suoi canali.
La nostra vicina del piano di sotto si è affacciata alla porta, ancora addormentata sentendoci passare, e, prima di richiuderla e tornare a letto ha detto: “Come sono belli i vostri bambini, tre splendori davvero, complimenti!”
Michele è andato avanti tutto il tempo che siamo stati fuori a dire “Che temporale! Uhhhh, che temporale, uhhhhh!”, incurante del fatto che di pioggia non ce ne fosse traccia, mentre Davide, appena ha visto da lontano il suo amico Olivier, si è svegliato all’improvviso, l’ha chiamato a gran voce, e gli è corso incontro festante. Giovanni, koalizzato alle mie braccia, si guardava intorno attento e muto.
In strada la situazione era surreale, tanta gente, gente che chiacchierava apparentemente tranquilla, gente che parlava al cellulare, bambini che giocavano, come se fosse giorno, come se non fosse successo niente. Ho visto diverse persone scalze e tanti capelli arruffati, occhi assonnati e abbracci composti. Noi Pitton dopo mezz’ora siamo tornati a letto, tutti e cinque sui futon dei bambini, tutti vicini, tutti insieme, lassù al quarto piano.
E mentre gli occhi mi si chiudevano dal sonno nonostante il cuore battesse ancora forte, mi sono chiesta se anche a Irughegia queste cose succedono..

colonna sonora: Blade Runner End Titles, Vangelis

nota: l’immagine è il nero della Nasa: what the paint looks like to the naked eye, and what it looks like under an electron microscope.

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