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IMG_20130202_171336La scorsa settimana
Non ci riesco più, è un po’ che mi guardo intorno ma vedo poco. E poi ho sonno, e la sera faccio fatica a stare sveglia. Forse dovrei riconvertirmi alla caffeina, perché, dopo una giornata di corsa, senza un minuto di tempo per te, se ti addormenti quando potresti iniziare a respirare, allora sei finito: non ti rimane altro che vivere in apnea, imprigionato in una vischiosa quotidianità che ti toglie l’aria.
Non ci trovo più un senso, nello scrivere. L’unica cosa che ancora scrivo sono la lista delle cose che mi devo ricordare di fare, o ancora più inquietante, la lista della spesa. Rileggo alcuni vecchi post quasi incredula di averli scritti davvero io.
La mia ispirazione è entrata nell’adolescenza: quotidianità tormentata, acceso spirito polemico, filosofeggiamenti eccessivi, scarsa fiducia nei propri mezzi.

Poco fa
È passata mezzanotte, sono ancora sveglia, seduta a gambe incrociate per terra, con il computer sulle gambe e un sorrisetto beffardo, Qualcosa si è mosso, forse sento la primavera (anche se le previsioni mettono neve fitta fino a domenica), forse ha fatto effetto la pappa reale avanzata dalla cura ricostituente che il pediatra ha prescritto a Michi e che ho finito io, forse la crisi adolescenziale sta passando. E poi Vangio (ormai trasformatosi in Giovi) ha iniziato a parlare, e allora sì che ne vale la pena.

colonna sonora: La guerra è finita, Baustelle

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È stata un’impresa, una di quelle imprese eroiche, ma ce l’abbiamo fatta.
Saranno stati trecento metri, trecento lunghissimi metri, non penso di più.
Ci aspettavano fragoline di bosco di città, amarene del vicino, pale, badili, rastrelli, secchielli e pure una carriola, nel giardino labirintico del nostro nuovo amico di giochi.
Siamo partiti in quattro, io e i miei tre nanerottoli scatenati, un qualche pomeriggio caldo fa, da casa dei nonni, diretti verso il giardino labirintico trecento metri più in là: Davide e Michele ognuno sulla sua bici, io spingendo il passeggino e Vangio il suo carrello, il suo carrellino della spesa, arancione, di plastica, con un pallone blu dentro.
Pensavo che dopo qualche decina di metri, magari al primo gradino o davanti ad una strada da attraversare, Vangio avrebbe abbandonato il suo carrello e sarebbe corso verso il passeggino. E invece no. Vangio il suo carrello non l’ha mollato mai, neanche quando l’ho supplicato di farlo, mentre i suoi fratelli in bicicletta acceleravano sui pedali e uscivano pericolosamente dalla mia vista.
Ci abbiamo messo quasi un’ora a fare trecento metri. Vangio si è fermato meravigliato a raccogliere ogni sassolino trovato sulla sua strada, ha controllato attento il tubo di scappamento di tutte le macchine parcheggiate, con lo sguardo indagatore di un vero meccanico navigato, ha annusato inebriato tutti i fiori che spuntavano da dietro i cancelli di tutti i giardini che abbiamo oltrepassato, si è intrattenuto in chiacchiere incomprensibili con un pizzaiolo, due cani, un immobiliarista, un parrucchiere, una signora araba, una badante moldava, due muratori alla fine del turno, una Ducati rosso fiamma, un gattone rosso, una famiglia di uccellini e una vecchietta ingioiellata, ha dispensato ruggiti da tigrotto (la sua specialità del momento) a destra e a manca, specchiandosi soddisfatto in tutte le superfici minimamente riflettenti. Tutto senza mai mollare un attimo il suo carrello.
I suoi fratelli, prima spazientiti dall’eccessiva lentezza, hanno poi capito la portata dell’impresa, e si sono trasformati da compagni di viaggio in tifosi sfegatati, prodighi di applausi e incitamenti da stadio per il mini-Vangio, proiettato, passetto dopo passetto, interruzione dopo interruzione, urletto di stupore dopo urletto di stupore, verso un traguardo insperato.
Il cancello del giardino labirintico, quello pieno di fragoline di bosco di città, amarene del vicino, pale, badili, rastrelli, secchielli e pure una carriola, si è aperto festante, accogliendo in trionfo il carrello e il suo piccolo guidatore, con l’occhio alla John Wayne, la maglia da pirata, il cappellino da pescatore e un canino appena spuntato.
Adesso che una missione è stata compiuta il nostro eroe si gode il meritato riposo, e domani si riparte, alla ricerca del carrello, dimenticato colpevolmente nel giardino labirintico..

colonna sonora: Ludwig van Beethoven, sinfonia n. 3 Eroica, dir. Leonard Bernstein

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