Posts Tagged ‘zanzare’

IMG-4389Giocare sui tovagliolini di carta usati per pulirsi la bocca a tavola
Tracce di ketchup e maionese (serata hamburger)
Macinato di faraona (fornitura Il Vecchio Pollaio, animali allevati allo stato brado, per 140/150 giorni, nutriti con cereali e erbe spontanee, provenienza Gruppo di Acquisto Solidale)
Gira un po’ di aria stasera, nonostante Modena
Le zanzare impazzano e si sollazzano (con le nostre carni)
bianche come quelle degli hamburger del Vecchio Pollaio

Tête-à-tête Madre e Terzo figlio
Di fianco sullo stesso lato del tavolo
Primo e Secondo in campeggio con gli scout
Padre alla cena aziendale di mezza estate (trionfo di carne rossa e zanzare nella bassa modenese)

Si scrive con un pennarello rosso (che funziona male)
Sui tovagliolini di carta
(sono le regole)
Inizia lui (il Terzo di prima), è un indovinello (dice)
Difficile (sembra a me)
Un disegno, due frutti, uva (cinque chicchi in fila) e melone (una fetta)
Sotto la legenda (uva e melone ha scritto, ma lo tiene coperto con una mano per non farmelo vedere e io penso siano ciliegie e una banana)
Sotto ancora, un uguale (il simbolo matematico)
Tocca a me, dico macedonia (ciliegie più banana ma va bene anche uva più melone)
Dice lampadario
1 a 0 per lui  (ho perso)

È il mio turno
Disegno un pesce (una delle poche cose che so disegnare)
E un’alga di fianco
Non metto la didascalia
Ma indovina subito entrambi i disegni (devo essere migliorata negli anni)
Facile, dice, con la voce di chi ha capito tutto
È una spazzola, dice, con la voce della riga sopra
Pesce più alga uguale spazzola
Io avevo in mente un acquario (ma non gliel’ho detto)
Era troppo evidente la cosa della spazzola per rimescolare le acque

Di nuovo il pennarello va a lui
Terzo quarto del tovagliolino usato
Un mandarino
Sotto un’arancia
Uguale: una parte del corpo umano (mi da un indizio)
Mi vuole aiutare, mi vuole bene (è contento che siamo a casa solo noi due, dice)
Non gli viene neanche in mente di guardare la televisione (vedo)
La corrente elettrica la usiamo piuttosto per i ventilatori (serata di fine luglio a Modena)
I ventilatori disorientano le zanzare (e ammazzano le temerarie che sfidano la ventola)
Meglio dell’Autan (i ventilatori)
Mandarino più arancia uguale: vuoto assoluto
Chiedo un altro aiuto
Inizia per O, dice lui (facilissimo adesso, dice)
Dico Orecchio
Mi guarda perplesso
Dice: davvero per te mandarino più arancia uguale orecchio?!?
Gli vorrei dire che no, pensavo Pancreas, ma inizia per P e non per O
Non poteva essere Pancreas
Però non dico niente, ho paura che mi chieda cos’è il pancreas (e io non me lo ricordo)
(e non so neanche bene dove sta il pancreas dentro il corpo umano)
Non ci può proprio credere a questa cosa dell’orecchio
Mi guarda con occhi penetranti
Guardami, dice
Lo guardo e mi si illuminano le pupille
Occhio, dico
Brava, dice (ma ti ho aiutato troppo, dice ancora)
Questa facciamo che non vale

Il quarto quarto è leone più coltello
Uguale: prosciutto di leone
Gli piace questa cosa del prosciutto di leone (anche se lo disorienta che non sia maiale, il prosciutto)

In un altro tovagliolino disegna un panino e un filo
Un filo molto lungo, dice (vorrebbe essere un aiuto la lunghezza del filo)
Mi arrendo al quarto tentativo
È un cappello (era difficile questa, dice)
Non ci sarei arrivata neanche all’ottavo 

Disegno letto più luna
Non gli viene (è stanco)
Buonanotte, dico (letto più luna)
Stasera c’è l’eclisse (dice)
Allora rimane solo il letto (dico io)
Andiamoci (dice lui)
Ci andiamo
Ci addormentiamo
Mi sveglio forse dopo un’ora (forse dopo due)
Penso che voglio scrivere gli indovinelli
Tiro fuori dal pattume il primo tovagliolino
Scatto una foto al lampadario (uva più melone)
Torno a letto (mannaggia alle zanzare e buon compleanno a Claudia!)

colonna sonora: Frosinone, Calcutta

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È mezzanotte e un po’.
Tra neanche dodici ore, a mezzogiorno e un po’, li rivedo.
In frigo ho messo la pasta fredda, l’acqua e il succo di mela, per il pranzo.
Ho controllato che i lettini fossero rincalzati, la camera in ordine, le matite colorate al loro posto, le biciclettine gonfie.
Non ho mangiato in casa una volta, in questi ultimi cinque giorni, sono andata a correre quasi tutte le sere, ho bevuto birra, visto gli amici, dormito sul divano, coccolato Luca. Non ho mai rifatto il letto, mai lavato le tazze della colazione, mai perso la pazienza, mai vuotato l’immondizia.
Sono stata in ufficio senza preoccuparmi dell’orario, del frigo vuoto, di arrivare tardi, di stendere il bucato, dello spray anti zanzare.
Ho pensato a loro quasi ad ogni respiro, ripetendomi che si stavano sicuro divertendo, rimproverandomi di non essere a divertirmi con loro. Ho rimuginato sul fatto che erano piccoli per stare senza mamma e papà anche di notte, che ero una madre snaturata, che me l’avrebbero rinfacciato per mesi.
Cinque giorni possono essere anche molto lunghi, soprattutto se c’è caldo, se l’aria appiccica, la gola brucia, le zanzare pizzicano e il lambrusco è sgasato.
Una mamma, anche se lo sa, non lo fa; anche se potrebbe non lo farebbe; anche se glielo dicono non ci crede. Una mamma riesce a essere in gabbia anche quando le sbarre non ci sono.
Non vedo l’ora di tornare in gabbia per sentirmi libera. Tornano a pranzo, i miei tre nanerottoli, non vedo l’ora.

colonna sonora: Vengo anch’io no tu no, Enzo Jannacci 

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